00:00 7 Settembre 2003

“Diavoletti di polvere”

Cerchiamo di capire cosa sono e come si formano visto che potremmo avere l’occasione di osservarli.

Siamo in una bellissima giornata di inizio giugno; la temperatura è alta e si sta bene in costume; le spiagge di conseguenza si riempiono di ragazzi che ne approfittano per prendere la prima tintarella e cominciare ad allenarsi per le partite di pallone sulla sabbia.

Non c’è un filo di vento, e verso mezzogiorno il sole si fa implacabile; meglio approfittarne per fare un bagno, anche se l’acqua è ancora piuttosto fredda; oppure rifugiarsi sotto gli ombrelloni, che sono già stati piantati negli stabilimenti privati in vista della stagione estiva.

Nel silenzio e nella tranquillità di questo scenario irrompono improvvisamente delle grida da lontano, delle urla più di stupore che di spavento; allora, alzando gli occhi, si vedono degli ombrelloni sollevarsi da terra e volteggiare a pochi metri dal suolo roteando velocemente in aria.

Presi dal timore di essere colpiti corriamo verso la strada, in direzione opposta a quella dove si trova il mare, ma voltandoci a guardare dietro vediamo che non c’è più nulla da temere; gli ombrelloni sono tornati velocemente in terra, seppur leggermente rovinati e a diversi metri dalla loro posizione iniziale.

Cos’è successo? Si è verificato uno di quei fenomeni che comunemente vengono chiamati “diavoletti di polvere”; sono delle vere e proprie trombe d’aria in miniatura, ridotte come potenza, ma in grado comunque di sollevare oggetti di un certo peso.

Non è così difficile osservare questo fenomeno su una qualsiasi spiaggia sabbiosa dei nostri litorali e il motivo è abbastanza semplice da spiegare: quando in primavera o all’inizio dell’estate il sole arroventa la sabbia, viene gradualmente riscaldato lo strato di aria subito a contatto con il terreno fino a temperature veramente notevoli.
L’aria sovrastante però non è ancora così calda come in estate piena, quindi si crea una situazione di “equilibrio instabile”, perché l’aria è sempre più densa (e quindi più pesante, a parità di volume) quanto più è fredda e quindi l’aria riscaldata dalla sabbia deve essere forzatamente sollevata per tornare in una situazione più stabile possibile.

Se la giornata è ventilata il rimescolamento è immediato; altrimenti occorre un altro espediente per trasportare l’aria calda verso l’alto: il semplice sollevamento non riesce a dissipare notevole energia, dato che il contrasto termico è limitato a pochi metri in verticale.

Quindi la soluzione più “economica” e veloce è il compimento di un moto rotatorio verso l’alto che copra gradualmente tutta la superficie dove il contrasto di temperatura è acceso; tale moto è favorito anche dalla forza di attrito fra i vari strati d’aria.

Fino a che c’è il contrasto fra le varie masse d’aria il “diavoletto” sopravvive; successivamente in poche decine di secondi tende a indebolirsi e a dissolversi, facendo tornare tutto più tranquillo e con una temperatura dell’aria magari leggermente meno alta ma ben distribuita.

Non c’è da avere eccessivo timore comunque; perché si tratta di fenomeni fortunatamente limitati e di breve durata, che possono accompagnare soprattutto le giornate più calde della tarda primavera (più raramente quelle estive).
Quindi andate al mare tranquilli, perché la probabilità di incontrare fenomeni del genere è piuttosto bassa.
Autore : Lorenzo Catania