“Signori, qui non passa più niente!”
Dietro le quinte di MeteoLive: la redazione commenta le carte meteo.

In queste parole c’è tutta la rassegnazione e lo stupore di chi, anno dopo anno, vede le stagioni cambiare sempre più e fatica ad emettere bollettini a lungo termine che poi trovino conferma sul campo con il passare dei giorni.
Sembra quasi che ci sia una sorta di black-out a ridosso dell’arco alpino: un meccanismo inceppato che spinga le perturbazioni a rifiutare un ingresso franco nel Mediterraneo, per sfondare poi sull’angolo nord-orientale e tuffarsi sui Balcani, interessando parzialmente le nostre regioni adriatiche e il meridione.
Situazioni come queste si sono sempre verificate ma la frequenza degli ultimi anni è sbalorditiva, a scapito di quegli inserimenti da SW che dal Rodano si portavano sul ligure distribuendo i fenomeni anche in un modo diverso.
Il trend degli ultimi anni ci mostra primavere sempre meno piovose, temporali che si limitano a sfondare lavvove l’arco alpino lo consente, cioè ad est e quasi totale scomparsa di gocce fresche stazionarie sulla Valpadana che distribuivano temporali pomeridiani in serie.
E allora la frase: “qui non passa più niente” ha certamente poco di scientifico e molto di umano ma ci fa prendere coscienza della mutazione delle abitudini bariche alle nostre latitudini e più in generale in Europa.
La domanda successiva è però ancora più importante: “tornerà ad abbassarsi il flusso perturbato atlantico nei prossimi anni o si tratterà di un trend consolidato?”
Dare una risposta è praticamente impossibile: quello che si può dire è che se continuasse per soli altri 5 anni un simile trend la situazione dei ghiacciai alpini delle Alpi occidentali diverrebbe ormai definitivamente compromessa, le situazioni siccitose costituirebbero la normalità con tutte le conseguenze del caso: tra cui i black-out elettrici.
Ben vengano dunque le piogge sul meridione dalle gocce fredde ma anche la mancanza di fronti da ovest penalizza il centro-sud, perchè i temporali non colpiscono tutte le zone e solo una perturbazione assicura un’equa distribuzione dei fenomeni.
Lasciateci dire allora: “si, siamo preoccupati”.
Autore : Alessio Grosso
