00:00 27 Ottobre 2010

Sbirciamo dal satellite, questa volta è l’Adriatico a finire sotto le nuvole

Notevole l'effetto sbarramento imposto dalla catena appenninica alle correnti settentrionali. Motore della circolazione un minimo di pressione sullo Ionio.

Sbirciamo dal satellite, questa volta è l’Adriatico a finire sotto le nuvole

Spesso le correnti che giungono sull’Italia assumono una componente occidentale. Questo perchè i flussi a grande scala alle nostre latitudini seguono appunto una traiettoria occidentale e prendono il nome di "westerlies".

Per tale motivo le regioni poste lungo il versante tirrenico della nostra Penisola possono andare incontro più di frequente dal fenomeno dello sbarramento appenninico. Questo fenomeno accumula l’umidità sottratta dal vento al mare che esso sorvola contro i versanti tirrenici dell’Appennino, dove provoca formazione di nubi e talora anche di precipitazioni, mentre su quelli adriatici soffia il Garbino, vento di caduta secco e caldo.

In questo caso vogliamo invece mostrarvi la situazione opposta. Un centro depressionario con minimo sullo Ionio tende a far ruotare i venti in senso antiorario attorno al proprio centro. Ne deriva che le regioni adriatiche sono esposte a un attivo flusso di correnti settentrionali, mentre su quelle tirreniche soffia la Tramontana secca con tanto di tempo soleggiato.

Questi flussi settentrionali sorvolando l’Adriatico, ne sottraggono quanta umidità possono e la vanno quindi ad addossare all’Appennino. Ecco che il sollevamento anche in questo caso produce nubi e talora anche precipitazioni. Se l’aria che giunge dai quadranti settentrionali è sufficientemente fredda (polare o artica continentale in inverno), ecco comparire anche la neve, soprattutto sui monti molisani, abruzzesi, ascolani e maceratesi che presentano cime più elevate., ma anche fin sulle coste nel periodo invernale.

Nell’immagine del satellite Meteosata al canale del visibile si noti la situazione con sbarramento da nord occorsa il giorno 27 ottobre 2010. In questo caso nevicava sulle montagne abruzzesi fino a 1300-1500 metri.

Autore : Luca Angelini