00:00 14 Febbraio 2007

Previsione “fai da te”: riconoscere il temporale

Spesso una scrupolosa attività osservativa, unita ad una buona preparazione teorica, può aiutarci a prevedere da soli la formazione di un temporale.

Il sondaggio termo-dinamico dell’atmosfera ci consente di capire quale sia il grado d’instabilità delle masse d’aria nella nostra zona.

La distribuzione livellata della pressione atmosferica favorisce i fenomeni temporaleschi.
In questa situazione la ventilazione è scarsa e il suolo può riscaldarsi notevolmente.

Se al mattino presto osserviamo la presenza di altocumulus castellanus, piccole nubi che assomigliano alle mura turrite di un castello, la probabilità di temporali pomeridiani sarà abbastanza elevata.

Se una zona specifica diventa il punto di convergenza dei venti, significa che in quel punto sono in atto delle ascendenze e potremmo constatarlo meglio se vedessimo nascere nubi a cavolfiori, i classici cumulonembi.

Lo stadio di maturità del cumulo si raggiunge dopo circa 15 minuti il raggiungimento dell’isoterma di zero gradi da parte della sua parte più elevata.

Il cumulo diventa una calamita per le masse d’aria e il temporale sembra muoversi contro vento rispetto alla nostra posizione. In realtà l’aria va a convergere proprio laddove la pressione è più bassa. Con l’inizio dei rovesci, prevarranno invece le discendenze, l’aria fredda si riverserà al suolo e il vento seguirà la traiettoria della cellula temporalesca.

In estate i temporali di calore prediligono le ore serali e le prime ore della notte per scatenarsi, in primavera invece raggiungono la massima potenza tra le 16 e le 19.
Autore : Redazione