Nel gennaio del 68 TARANTO fu paralizzata da una bufera di neve
Quando la Puglia diventa il bersaglio preferito delle correnti balcaniche.

“Da molto tempo questa stanza ha le persiane chiuse…” E’ sulle note dei Camaleonti con “L’ora dell’amore”, in testa alla hit parade di venerdì 12 gennaio 1968 (in onda alle 13) che cominciava la bufera di neve più lunga che si ricordi sulla città di Taranto.
Bisogna naturalmente avere passato i quaranta per ricordarsela, ma intanto gli archivi oggi consultabili attraverso Internet ci dicono che quel giorno un minimo di 990 mb era centrato tra lo Jonio e l’Egeo, ed a 850 mb una -15 si apprestava a invadere l’Adriatico avvolgendo il giorno 14 tutta la Puglia.
Ma partiamo da qualche giorno prima. Il 6 gennaio è caldo: 16,2 di massima, pressione in diminuzione, forte libeccio dal pomeriggio. Tempo simile, ma più grigio, il giorno 7, con un bel mare blu scuro solcato da fitte creste bianche.
Tra domenica 7 e lunedì 8 un po’ di pioggia (2,4 mm) accompagna il minimo barico di 747 mmHg (allora il barometro riportava ancora i millimetri di mercurio, fate voi la conversione), ma il vento ruotato a NW continua a spingere nuvoloni per tutto il giorno, impedendo alla temperatura di superare gli 8,4 gradi. Durante il pomeriggio la temperatura scende costantemente e verso le 19, con circa 2 gradi, cade un po’ di pioviggine mista a qualche fiocco spinto dal vento. A tarda sera, una leggera nevicata, sempre accompagnata da vento molto forte.
All’alba di martedì 9, pressione in risalita, vento forte da NW, e temperatura -1°: nell’aria qualche fiocco veloce, e tracce di bianco in periferia su campi e sentieri: nubi cumuliformi avanzano da nordovest e, dalle 7,30 alle 8, un discreto rovescio di neve riesce a ricoprire con un centimetro le auto, i cortili e gli alberi anche in città. Qualche fiocco ancora alle dieci, poi il sole. La temperatura raggiunge 5,8 gradi. A sera, nuovo calo della pressione e copertura del cielo, che impedisce al termometro di scendere sotto i 4 gradi.
Mercoledì 10 un po’ di pioggia (3,2 mm) al mattino, poi variabile: temperatura massima 11 gradi.
Giovedì 11 la pressione è di nuovo in discesa, con cielo coperto e calma di vento: la temperatura si mantiene bassa (max. 6,7) e nel pomeriggio, con un leggero vento da nord, scende rapidamente. Le scarne previsioni del tempo danno per l’indomani “precipitazioni a prevalente carattere nevoso”. In serata, la tramontana rinforza (alle 19 si registrano 28 nodi) mentre il cielo rimane coperto e la pressione tocca i 747 mmHg (pari a 995 mb).
Ed eccoci al venerdì. Si comincia con un grado scarso e cielo sereno, pressione 745 mm; alcune pozzanghere sono superficialmente ghiacciate. Qualche nube cumuliforme veloce, ed una breve nevicata si manifesta tra le 8 e le 8,15. Poi di nuovo il sole e temperatura poco oltre i 3 gradi.
Alle undici, il panorama sembra quello che preannuncia un temporale estivo: sotto il sole, la cresta delle colline verso nord – come in agosto – è orlata da un enorme cordone scuro di comulonembi che avanzano minacciosi. Dopo mezz’ora, il sole scompare. Leggeri fiocchi di neve e nevischio a partire dalle 12: verso nord e verso ovest il cielo è scurissimo, e si vedono transitare alcune auto targate Brindisi totalmente ricoperte di neve. Alle 12,45, la temperatura scende a 1 grado e comincia a nevicare a larghe falde.
Dopo una ventina di minuti (e siamo nel pieno della trasmissione di Hit Parade: colonna sonora, oltre ai Camaleonti, Dalida con “L’ultimo valzer”, Stevie Wonder con il suo primo successo, “Il sole è di tutti”, Sylvie Vartan con “Due minuti di felicità”…), dopo venti minuti dicevo la neve fa presa nei campi, ed all’una e mezza “attacca” ovunque: termometro a meno uno. Alle due e mezza, sui balconi esposti al vento di tramontana ci sono tre dita di neve; ogni tanto, nell’aria un lampo verdastro o un tuono soffocato. Al tramonto, 7 centimetri di neve ovunque, e fino a 15 dove il vento la accumula; tra le cinque e le otto di sera nevischia debolmente, e tutto sembra finito. Ma dalle venti, e fino a quando si va a dormire, la neve ricomincia a cadere forte e la temperatura rimane un grado sotto zero.
Sabato 13 la pressione risale rapidamente, ma tutta la mattina nevica debolmente, sempre con meno un grado. Senza mai superare lo zero, nel primo pomeriggio la temperatura tende a scendere ulteriormente, e prima del tramonto si scatena una bufera violentissima (forse più per il vento che per l’effettivo accumulo di neve), con una temperatura che scende sotto i -3, fatto assolutamente inusitato per la città. Le notizie di cronaca ci dicono che i mezzi pubblici non hanno potuto muoversi, i giornali da Bari non sono arrivati, non si è panificato. Sono gelati i “cassoni” che abbiamo sul tetto per la riserva d’acqua, e così la fontanella dei pesciolini in giardino. A tarda sera, la nevicata è furiosa, e si possono misurare quaranta centimetri di neve accumulati dal vento sui balconi, mentre al suolo l’altezza “ufficiale” raggiunge gli 11 cm.
Durante la notte fra sabato e domenica, con una temperatura minima di -3,8 in città (ricordo che l’osservatorio meteo era al centro della città, a un passo dal mare) sono caduti altri 6 centimetri di neve, in tutto se ne misurano circa 17; in questo momento risulta, dalle carte di “rianalisi”, verificarsi la più bassa temperatura (-15) a 850 mb di quota.
Gli ultimi fiocchi cadono nelle prime ore del mattino, concludendo le quaranta ore consecutive che titoleranno i giornali locali. Dalle 11, e fino alle 15, sotto il sole la neve comincia a sciogliersi lentamente (temperatura massima 3,8), fino al ritorno del gelo dopo il tramonto.
Lunedì 15 il grande disgelo: dai meno uno in periferia e più uno in città, la temperatura sale a 6 gradi, cascate d’acqua piovono in strada dai tetti e dai balconi, i cumuli di neve spalati ai lati delle strade si trasformano in fanghiglia. Al tramonto, i campi fuori città sono ancora bianchi, ma la temperatura è alta: oltre 5 gradi.
Martedì 16, la temperatura sale fino a 13 gradi; le tracce della grande nevicata svaniscono rapidamente. Le prime pagine dei giornali sono occupate dalla notizia del terremoto nel Belice: la festa è finita.
Autore : Bruno Grillini
