Meteo: primi 5 giorni di Giugno ad alto rischio MALTEMPO per queste zone
Che sferzata temporalesca al nord! Accumuli di pioggia importanti su alcuni settori in questo avvio di Giugno.
È cominciata l’Estate meteorologica non solo sul calendario meteo-climatico italiano ma anche sul lato pratico. In effetti l’anticiclone ha avvolto gran parte d’Italia e si prepara a sferzare la prima offensiva africana, con temperature destinate a salire nettamente su molte regioni.
Nei prossimi giorni, infatti, la colonnina di mercurio si porterà oltre i 30-31°C su tante città, specie al centro-sud e sulle isole maggiori. Farà più caldo anche al nord, ma qui la situazione sarà decisamente diversa rispetto al resto d’Italia: l’azione dell’anticiclone sarà molto più blanda, tanto da lasciar transitare refoli instabili e freschi (in alta quota). Il loro ingresso sul nord Italia si rivelerà determinante per la formazione di temporali e acquazzoni. Non si tratterà di instabilità blanda, tutt’altro!
Già nelle prossime 48 ore avremo un assaggio di forti temporali su Alpi e Prealpi, ma l’apice dell’instabilità è atteso tra il 4 e il 5 Giugno quando i moti convettivi saranno ulteriormente accentuati dal transito di un cavo d’onda tra Francia e nord Italia. Aria molto secca e più fredda in alta quota transiterà su aria più calda e umida presente nei bassi strati, favorendo temporali intensi e anche persistenti, come quelli previsti tra mercoledì 4 e giovedì 5 su Piemonte e Lombardia.
La somma totale delle precipitazioni previste nei prossimi cinque giorni, incluse anche quelle previste durante questo ponte del 2 giugno, è decisamente degna di nota su Alpi e Prealpi. Si prevedono picchi di 130-150 mm su alto Piemonte, varesotto, comasco, lecchese. Fino a 60-80 mm su Trentino alto Adige, alto Veneto, Valle d’Aosta. Insomma i settori prediletti, come ci mostra anche il modello GFS di seguito, saranno quelli alpini e prealpini.

I temporali potranno transitare, in maniera più marginale, anche sulle alte pianure tra Piemonte, Lombardia, Veneto.
Anche il modello SWISS mostra accumuli significativi su Alpi e Prealpi, nonché sui settori pedemontani (seppur più contenuti rispetto al collega americano GFS).
