Meteo natalizio: l’anticiclone russo-siberiano nel determinismo del modello europeo
Il Tallone d'Achille del modello europeo (e non solo). Spunta a lungo termine l'ipotesi di un raffreddamento continentale.

Nei prossimi giorni, il nostro Vortice Polare, cioè la grande depressione che durante l’inverno spadroneggia sul nostro emisfero, presentando un fulcro proprio in sede polare, almeno in parte tenterà un ricompattamento sull’artico canadese ma i suoi tentativi potrebbero risultare vanificati. Nei piani bassi della troposfera, la circolazione tornerebbe ben presto a proporre delle proficue intrusioni di calore che andrebbero a compromettere la compattezza del vortice. Verrebbe così ostacolata la progressione del famigerato raffreddamento stratosferico polare verso gli strati sottostanti, con effetti negativi sulla circolazione invernale.
Elemento di assoluto rilievo nel panorama modellistico odierno, la formazione di una figura altopressoria cosiddetta "termica", cioè provocata dal peso stesso di una massa d’aria fredda incollata al suolo e più precisamente nelle vaste pianure russo siberiane.
Quest’ultimo rappresenta un elemento notevole di disturbo all’interno della circolazione atmosferica relativa all’emisfero boreale, la sua crescita più o meno pronunciata, è ancora male inquadrata dai modelli ma quest’oggi lo slancio maggiore verso scenari di tempo instabile e potenzialmente anche freddo, arrivano proprio dai nuovi aggiornamenti messi in luce dal modello europeo ECMWF.
Di tutt’altro avviso la controparte americana continua a sposare la tesi di una circolazione a tratti instabile ma sempre di tipo mite, con prevalenza di venti occidentali anche nella prima decade di gennaio.
Dove sta la verità?
Sulle lunghe distanze osserviamo uno spacco abbastanza netto tra quella che è la previsione dei modelli europei ed americani. I modelli europei (ECMWF, UKMO) vedono entrambi la formazione di questo anticiclone di natura termica sull’Eurasia nei primissimi giorni del gennaio 2018, i modelli americani (GFS, GEM) restano invece ancorati alla previsione di un Vortice Polare più compatto, con la prevalenza di una circolazione di tipo occidentale su gran parte d’Europa.
Al momento le possibilità di successo previsionale sono a favore del centro di calcolo americano ma non è da escludere neppure l’ipotesi messa in luce dal modello europeo. Al momento nessun modello prevede una condizione di stasi atmosferica (anticiclone persistente) nella prima decade di gennaio, e questo è già un grande passo avanti.
Autore : William Demasi
