MACCAJA: scimmia di luce e di follia…
Ecco tutti i segreti di un fenomeno ligure che ha ispirato poeti ed anche cantanti: la MACCAJA.


Maccaja turbolenta in transito sulla zona del Righi, alture di Genova.
MACCAJA: parola della lingua ligure, di probabile origine araba, o forse inglese ("muggy air"), che indica una particolare condizione meteorologica che si verifica presso la città di Genova, quando spira vento di Scirocco. La prima definizione che diamo è "terra-terra", per dare un significato ad una parola che, in pratica, significato non ha!
Celebre la citazione nella famosa canzone di Paolo Conte "Genova per noi", in cui la maccaja viene vista quasi scenograficamente ed apportatrice di una luce particolare sul capoluogo ligure.
Di sera e di notte, quando a Genova c’è la maccaja, il cielo non è nero, bensì rosso! Le luci della città illuminano la base bassa delle nubi, riflettendole a sua volta verso il suolo creando un’atmosfera davvero particolare.
Cosa c’è alla base di questo fenomeno? Oltre alle cause sinottiche, che adesso andremo ad analizzare, pesa molto anche la conformazione del territorio e la posizione geografica.
Genova è situata in una stretta fascia tra i monti ed il mare ed inoltre si trova al centro dell’arco ligure. L’umidità marittima resta spesso intrappolata in questo angolo di Liguria, non potendo valicare l’Appennino ( o valicandolo con estrema difficoltà). Ecco allora la condensazione del vapore acqueo e la formazione di nubi, che solitamente hanno un altezza non superiore a 1000 metri.
Naturalmente l’umidità del mare per poter raggiungere la città, deve essere trascinata dal vento, che ovviamente soffia dai quadranti meridionali (Scirocco, Ostro o più raramente Libeccio).
Pur essendo un fenomeno suggestivo, per i genovesi risulta alquanto sgradevole, specie in estate. L’umidità al suolo può salire anche oltre il 90%, rendendo insonni le notti della Superba.
Anche la maccaja ha le sue distinzioni: un tappeto di nubi immobile, che rende l’atmosfera grigia e non produce precipitazioni (se non sporadiche pioviggini) viene definita "Maccaja da mare freddo".Si forma alla fine dell’inverno in condizioni anticicloniche. Il mare freddo consente la condensazione del vapore acqueo nei bassi strati, esattamente come quando si alita sopra uno specchio…e lo specchio si appanna!
La maccaja da mare freddo ha un’altezza non superiore a 700-800 metri. I rilievi al di sopra di questa quota hanno cielo sereno, temperature miti e vedono il mare di nubi sotto.
L’altro tipo di maccaja, molto piu frequente, è definita "Maccaja turbolenta". Questa si presenta quando l’Italia settentrionale attende un fronte piovoso o anche quando una perturbazione sfiora le Alpi.
A differenza della maccaja da mare freddo, la maccaja turbolenta può portare precipitazioni, segnatamente in prossimità dei rilievi, ma anche lungo le coste. Si tratta in genere di rovesci brevi ed intermittenti, ma a gocce anche enormi ( per il fenomeno della coalescenza). Il suo aspetto è assai minaccioso, con grossi cumuli a base scura che transitano in genere da sud est verso nord-ovest. Le sommità di tali cumuli possono raggiungere e superare anche i 2000 metri, raramente piu in alto.
Che sia "da mare freddo" o "turbolenta", per i genovesi è una cosa abituale. Più che un odio sfrenato, vi è un rapporto di "odio-amore" nei confronti di un fenomeno fastidioso, ma quasi unico in Italia.
Autore : Paolo Bonino
