00:00 31 Luglio 2019

La ROULETTE dei TEMPORALI: a chi tutto e a chi niente…

Un temporale può portare grandinate e allagamenti su alcune zone e lasciarne completamente a secco altre, il tutto a pochi chilometri di distanza.

"Che temporale! Il cielo è nerissimo e piove talmente forte che non si vede quasi più nulla. Le strade si sono trasformate in autentici torrenti e in mezzo alla pioggia c’è anche un po’ di grandine. Abbiamo cumulato 30mm in un’ora e continua".

Passato il temporale si va a trovare un amico, che abita a 2km di distanza; arrivando sul posto si nota che l’asfalto è appena bagnato. L’esclamazione è la seguente: "Hai visto che temporale e quant’acqua è venuta?…Ma dove? Qui ha solo tuonato e non ha piovuto…non ci sono nemmeno le pozzanghere…"

Questi scambi di opinione vanno spesso di moda quando sull’Italia è presente una circolazione di aria instabile come a volte succede in estate. Magari ci si sveglia al mattino con un bel sole e si finisce sotto un temporale anche forte nelle ore pomeridiane. 

Quando i temporali non risultano organizzati in un vero e proprio sistema frontale, sono spesso dettati dal contrasto di masse d’aria; essi possono risultare molto violenti, ma di estensione limitata. 

Vi sono zone privilegiate per la nascita di questi fenomeni tanto pericolosi quanto affascinanti? Certamente! La diversa morfologia del terreno, che si ripercuote anche con una maggiore o minore copertura vegetale, influenza il distaccamento delle termiche dal suolo, materia prima per la costruzione dei temporali.

Un pendio montuoso che si presenta senza alberi e con roccia nuda affiorante, può assorbire maggiormente i raggi del sole e scaldarsi di più. Se un rilievo si presenta invece totalmente coperto da vegetali, l’assorbimento del calore da parte del terreno sarà minore, essendo in parte “neutralizzato” dalle fronde.

Minore riscaldamento del terreno significa minore produzione di termiche e di conseguenza di nubi cumuliformi ed eventuali temporali. In poche parole, è molto più facile che un temporale pomeridiano si sviluppi in un luogo con minore copertura vegetale, piuttosto che in prossimità di una zona totalmente verde.

Questo discorso vale solo per i temporali di calore che nascono e muoiono sul posto, a patto che non intervenga una corrente in quota in grado di spostarli su altre zone. In questo caso si parla di sconfinamenti temporaleschi; essi possono colpire zone relativamente lontane dal luogo di origine (vedi pianure e coste) e la lontananza sarà direttamente proporzionale all’intensità della corrente portante in quota.

Un altro fattore che influenza la crescita dei temporali pomeridiani è la presenza di laghi, magari anche artificiali, che si trovano in valli abbastanza strette, circondate da montagne anche elevate. Il lago crea un surplus di umidità, che viene sollevata dal riscaldamento delle rupi circostanti assieme alle termiche; l’aria che viene portata in quota oltre che essere calda sarà anche umida e la formazione di nubi e temporali sarà notevolmente esaltata.

Molto improbabile, se non impossibile, che un temporale pomeridiano si sviluppi in mare aperto. In questo caso l’umidità è presente in abbondanza, ma la presenza dell’acqua, la cui temperatura è quasi sempre inferiore a quella dell’aria, non consente il sollevamento di termiche dal basso. L’umidità è quindi costretta a rimanere nei bassi strati; non salendo in quota viene scoraggiata la condensazione del vapore acqueo e la formazione di nubi.

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Autore : Paolo Bonino