I segreti degli MCS: sistemi convettivi a mesoscala forieri di abbondanti precipitazioni!
Sono particolari strutture temporalesche.

Le nubi temporalesche come sappiamo vengono classificate in svariati modi, a seconda della loro estensione, dell’intensità delle piogge, della presenza o meno di moto rotatorio della nube, della quantità di fulmini che scarica, o semplicemente secondo la loro forma.
Fra le tante classificazioni ce ne sono alcune del tutto particolari, che tendono a distinguere i singoli cumulonembi dagli ammassi temporaleschi più grandi; in questo contesto godono di una particolare fama i cosiddetti MCS, ossia i Sistemi Convettivi a Mesoscala.
Cosa vuol dire questo nome così strano? Per sistema convettivo si intende un insieme di nubi a sviluppo verticale (cumuli e cumulonembi) generate quindi da moti convettivi; la parola “mesoscala” si riferisce all’estensione dell’ammasso nuvoloso stesso, che non è grande quanto una singola cella temporalesca (pochi chilometri quadrati) e nemmeno vasto quanto una grande depressione, ma sta a metà fra queste due scale.
Un MCS per svilupparsi ha bisogno di molta energia, e quindi occorre che nell’area interessata sia presente aria molto umida, relativamente calda in basso, un po’ più fresca alle alte quote; in generale quindi tali perturbazioni si svilupperanno alcune centinaia di chilometri ad est di un fronte freddo.
Le piogge che accompagnano una struttura del genere spesso sono copiose e molto violente, a tratti accompagnate da grandine; difficilmente invece si registrano vere e proprie trombe d’aria, se non nelle propaggini più meridionali del sistema.
Un’altra particolarità di queste strutture riguarda la loro totale autonomia rispetto alle correnti in quota, cioè esse in pratica possono muoversi in direzioni completamente diverse da quelle dettate dai venti alle varie quote.
E’ quindi chiaro che la previsione della nascita e dello sviluppo di un MCS si fa spesso molto difficile; in effetti questa difficoltà riguarda anche i modelli matematici di previsione, che nel 90% dei casi non riescono ad intuire la nascita di tali ammassi temporaleschi, che spesso prendono alla sprovvista anche i previsori.
D’altra parte il passaggio su una certa zona di un MCS porta anche ad un successivo drastico calo dell’energia in gioco, e quindi anche ad una notevole riduzione delle piogge previste per il passaggio del fronte freddo vero e proprio.
Un’ultima curiosità a proposito dei sistemi convettivi a mesoscala riguarda la possibilità che evolvano in vere e proprie piccole depressioni, con tanto di “occhio” centrale attorno al quale ruotano tutte le nubi, dando a tutta la struttura le sembianze di un vero e proprio piccolo e debole uragano extra-tropicale.
Autore : Lorenzo Catania
