Gli alpini e il tormento del freddo
Tra i giovani si è diffuso l'amore per il freddo e la neve, ma nel passato le cose erano molto diverse.
Freddo, neve, gelo: sensazioni esaltanti per moltissimi giovani d’oggi, vestiti di tutto punto in gore-tex e chiusi in casa davanti al pc con i termosifoni al massimo.
Solo pochi decenni fa il freddo era giudicato in ben altro modo; oggi in Russia per il freddo si continua a morire, la povertà in molte zone è quasi paragonabile a quella di molti stati africani e ci si crea una copertura con la carta dei giornali, usata a mò di calza.
Sentite a tal proposito cosa pensavano del freddo gli alpini nelle loro canzoni, capiremo così appieno il patimento di tanti giovani che hanno dovuto fronteggiare due nemici: l’esercito avversario e l’inverno.
Sono brani famosi, non c’è quasi bisogno di commentare:
Da “Centomila gavette di ghiaccio”
Stanchi, soli, ci han lasciati qui da soli,
la steppa e poi, il gelo e poi,
e nient’altro che speranze.
Quanto freddo ho sulle mani io,
quanto freddo dentro al cuore mio.
Dolce Italia mia, che ci han fatto mai.
Centomila gavette di ghiaccio,
centomila speranze spezzate,
a vent’anni non si può morire,
non piangere mamma, tornerò.
Guarda in alto, ci han lasciato almeno le stelle.
Ave Maria prega tu per noi!
Da “Udin siam partiti”
Da Udin siam partiti, da Bari siam passati,
Durazzo siamo scesi, in Grecia destinati.
Ci tocca di partire, con la tristezza in cor,
lasciano la morosa con gli altri a far l’amor.
La Grecia terminata a Udin siam tornati
che tosto per la Russia noi siamo destinati. (…)
Da “Cara dolce terra Madre mia”
(…)
il lungo inverno
tanto tanto freddo
legna scarsa e fuoco sempre spento
Da “Signore delle Cime”
(…)
Santa Maria, Signora della neve,
coprì col bianco,
soffice mantello,
il nostro amico,
il nostro fratello,
su nel paradiso lascialo andare
per le tue montagne.
Autore : Alessio Grosso