COVID-19: “liberi tutti” sarebbe come ripetere l’errore di NON aver chiuso la Valle Seriana!
Chi vuole la riapertura? Chi ha paura? Chi non la vuole?


Gli scienziati mettono in guardia dall’ipotesi del "libera tutti", oltretutto molte aziende sono già aperte in deroga al decreto, se il Governo la desse vinta a Confindustria, il miracolo dell’attenuazione dell’epidemia verrebbe vanificato nel volgere di breve.
Pensate solo a quanto è accaduto nelle valli bergamasche (e non solo) nel tragico fine settimana degli sciatori del 7-8 marzo, in cui c’è stato l’assalto alle piste come se fosse stato Ferragosto, pagandone poi un caro prezzo.
La mobilità in Lombardia è aumentata del 40% e questo preoccupa molto i capi in testa della regione, figuriamoci portarla a 60. L’italiano media non ce la più a rispettare il lock-down? Si mostrino nelle principali edizioni del TG1 (il Tg più seguito anche all’estero dagli italiani) in apertura le immagini degli intubati, i racconti di quanti hanno perso parenti ed amici in un baleno, senza sviare l’attenzione, senza edulcorare la realtà. Forse si tranquillizzerà e si convincerà dell’importanza del sacrificio che stiamo facendo.
Sorprende peraltro che ai giornalisti manchi in questa circostanza quel cinismo che invece hanno saputo dimostrare in tante occasioni solo per fare audience, intervistando vergognosamente (lo ricorderete) bambini che avevano appena perso la madre durante l’ultima alluvione a Genova, soffermandosi per mesi sulla ricostruzione di un omicidio, quello compiuto dalla Signora Franzoni, della cui villa, ricostruita con un plastico mirabile, sapevamo tutto e che invece TACE su chi sono i 500-600 morti che in media dobbiamo contare ogni giorno.
Nulla sull’età, sulla condizione, su chi fossero e su cosa facessero, solo un dato per i grafici, oltretutto quasi in sordina, per non mostrare l’umana debolezza dello Stato. E’ una delle cose che non potremo dimenticare di questa emergenza, il silenzio assordante delle istituzioni su queste morti, tanto che viene da pensare che siano quasi un’invenzione per giustificare le misure prese. La dietrologia galoppa quando l’informazione non è completa.
Ma l’industria preme. E’ anche comprensibile. La gente è preoccupata per il suo futuro lavorativo. Conte lo sa e vorrebbe tanto autorizzare la ripartenza, perché le aziende urlano al rischio "fallimento", pur sapendo che un altro piccolo sforzo potrebbero ancora farlo per resistere. Pochi ricordano che negli anni 70 ed 80 le aziende chiudevano per tutto AGOSTO, ma proprio tutto.
Il ministro della sanità Speranza per fortuna osserva che c’è solo un rallentamento nella crescita dei contagi, non c’è stato ancora un giorno in cui sulle principali città del nord sia stata misurata una crescita dei contagi pari a ZERO.
La recessione farà più danni del virus, come dicono i Renziani? Può darsi, ma intanto lo zio, il nonno, il papà, saranno ancora vivi, la povertà si affronta, alla morte non c’è rimedio.
L’Oms non è d’accordo sulla riapertura regione per regione, ma al momento questa sembra l’ipotesi più percorribile, partendo da quelle che hanno registrato i minori contagi e con molta circospezione, ma aprire tutto, pur con il mantenimento delle restrizioni (mascherine, distanziamento sociale), significherebbe ripetere il grosso errore di non aver chiuso a suo tempo la Val Seriana.
Per questo almeno nelle regioni più colpite, la data del 4 maggio o di metà maggio, potrebbe essere quella più sensata, sempre che tutto proceda sempre nella giusta direzione.
Autore : Alessio Grosso
