00:00 24 Giugno 2002

Nino, caldo, icebergs, cosa sta succedendo?

Il minestrone del cambio climatico e profezie rischiose.

Nino, caldo, icebergs, cosa sta succedendo?

Il climatologo del CNR Maracchi parlava non meno di un mese fa di un giugno che avrebbe fatto segnare temperature piuttosto fresche con il gran caldo che sarebbe tornato solo dalla metà di luglio in avanti.

Chissà quante migliaia di persone si saranno sentite rassicurate da questi proclami. Del resto Maracchi aveva azzeccato la primavera anticipata di febbraio dopo aver ascoltato il canto prematuro di alcune specie di volatili.
Invece eccoci con un caldo che potremmo definire ormai eccezionale, favorito dall’estrema lunghezza delle giornate e dallo scarso ricambio d’aria cui sono sottoposte le città delle zone interne della Penisola.

Il Colonnello Giuliacci ha parlato di un’estate calda prima di quella caldissima del prossimo anno, causata dalle nefaste influenze del Nino. Chissà cosa vorrà dire caldissima dopo i valori folli di questa ultima decade di giugno: 43, 45°C? Mah!
C’è poi stato chi ha parlato di stagioni fotocopia: l’inverno era cominciato con un rigore che non si ricordava da anni: bufere e freddo piuttosto intenso in molte zone della Penisola per gran parte del mese di dicembre e per la prima metà di gennaio, anche se era mancata la neve sulle Alpi. In febbraio sono arrivati i fiocchi sulle Alpi ma l’inverno è finito e ha lasciato il posto alla primavera.
Non farà così anche l’estate, si chiedono gli esperti? Dopo un giugno rovente, non potrebbe accadere quello che si è verificato nel luglio 2000?

Nell’attesa di capire cosa accadrà si fa un gran parlare degli icebergs che si staccano in Antartide e naturalmente del Nino con il triste elenco delle catastrofi che esso ha provocato nel passato.
Nel sud del Pacifico infatti, l’acqua, ad intervalli variabili tra due e sei anni, si riscalda oltremisura sino a circa 200-300 m sotto il livello delle acque, aumenta l’umidità dell’aria e il clima terrestre ne viene sconvolto: siccità da una parte, alluvioni dall’altra, posizioni e traiettorie degli uragani sconvolte.

Qualche esempio? Nel 1997, in una situazione di Nino attiva, la spiaggia di Copacabana a Rio de Janeiro si ritira di molti metri, l’Uganda e la Somalia subiscono terribili alluvioni, in Siberia in ottobre per molte settimane le temperature non scendono sotto i venti gradi con punte di 30, mentre Colombia, Nicaragua e Venezuela soffrono la siccità. Ora la domanda sorge spontanea: siamo sicuri che la cronaca degli eventi meteorologici sarebbe stata altrettanto scarna senza l’influenza del Nino?
Non tutti gli scienziati e i climatologi sono concordi sull’effettiva influenza del Nino su scala globale e, trascurando il famoso “effetto farfalla”, riconducono gli eventi locali a situazioni svincolate dal fenomeno Nino. (ad esempio la Nao, North Atlantic oscillation)

Intanto però ogni anno sta diventando eccezionale e sempre più discostato dalla norma. Ammesso e concesso che sia in atto un cambiamento climatico naturale, resta da capire quanto stia incidendo l’uomo in tutto questo.
Autore : Alessio Grosso