Le ragioni dello “scetticismo climatico”
Nonostante la scienza continui a lanciare ripetuti allarmi, sembra che il mondo politico e l’opinione pubblica non prendano ancora molto sul serio il problema dei cambiamenti climatici. Perchè?

La scienza del ventunesimo secolo, è oramai abbastanza compatta nel riconoscere come altamente probabile il fatto che le forzanti antropogeniche costituiscano il fattore principale responsabile dell’attuale tendenza all’aumento delle temperature medie registrato sul nostro pianeta. (MeteoLive per la verità non è allineata in tal senso N.d.R)
Gli indizi a sostegno di questo paradigma scientifico sono oramai molti e ben definiti, e gli studi e i lavori, che nella stragrande maggioranza dei casi vanno a contribuire sostanzialmente alla conferma di questa tesi, si susseguono a ritmo serrato. Ciò nonostante, complici anche un’informazione mediatica spesso inadeguata, e una comprensione del problema scientifico generalmente approssimativa, il mondo politico e l’opinione pubblica appaiono ancora confusi e spesso sostanzialmente scettici o indifferenti al riguardo, tanto è vero che, anche i vari summit sui cambiamenti climatici, non sono ancora riusciti a definire alcun programma serio e sostenibile in merito, a parte qualche buona intenzione da sviluppare nei prossimi negoziati.
Lo scetticismo è un atteggiamento filosofico che riconduce ai concetti di dubbio, sfiducia, incredulità. Insomma niente di complicato o di strano, ma semplicemente un processo cognitivo tipico dell’essere umano. Siamo tutti scettici verso qualcosa o qualcuno, anzi, nella complessa società postmoderna in cui viviamo, dovremmo, per necessità, imparare ad esserlo molto di più, quantomeno nei confronti di certe anacronistiche aberrazioni concettuali ancora esistenti come l’astrologia, la magia, la superstizione, l’omeopatia, certa medicina alternativa, la semina con la luna giusta, o verso tutto quello che qualsiasi ciarlatano riesce ad inventarsi pur di riuscire a fregare la gente.
Il problema però, diventa più complesso quando si tratta di scetticismo nei confronti della scienza in generale, perché in questo caso, si rischia seriamente di sconfinare in un pericoloso, quanto improduttivo, clima di antiscientismo. Gli esempi più concreti e attuali si possono identificare ad esempio nella diffidenza che sussiste ancora da parte della gente nei confronti dei vaccini o degli organismi geneticamente modificati, oltre che verso i cambiamenti climatici. I motivi di questa resistenza culturale nei confronti della scienza non sono facilmente comprensibili.
Nel caso dei cambiamenti climatici, tuttavia, un recente studio portato avanti da ricercatori americani, avrebbe mostrato come, nel plasmare una posizione critica, risulti molto più importante una sorta di polarizzazione culturale personale, che include concetti come convenienza, conflitto di interessi, pregiudizio, rispetto ad esempio al grado generale di conoscenza-ignoranza dell’aspetto prettamente scientifico. Come dire che l’ideologia supera la cultura.
Questo tipo di risultato, che nella sostanza trova conferma anche in altri lavori simili, appare quindi altamente inquietante, perché potrebbe stare a significare che, se anche la scienza un giorno fosse in grado di sciogliere ogni dubbio in merito all’origine antropogenica del riscaldamento globale, si rischierebbe comunque il perdurare di questa fase di sostanziale passività e rinuncia all’azione decisa.
Ma evidentemente siamo fatti così, a volte preferiamo ignorare anche la realtà, così incerta e mutevole, pur di difendere strenuamente le nostre comode e rassicuranti convinzioni, vere o presunte che siano. L’equivoco principale, però, ancora sfortunatamente irrisolto, risiede nel fatto che la gente, in genere, si aspetta che la scienza fornisca certezze. Questo è un errore concettuale diffuso e che va superato. La scienza moderna, che si occupa dello studio dei sistemi complessi, caratterizzati essenzialmente da dinamiche non lineari, non può fornire certezze, ma soltanto scenari probabilistici, a differenza ad esempio delle sfere mitico-religiose o pseudoscientifiche.
E questo, anche se obiettivamente può costituire un limite, certamente non ne sminuisce il valore. Pensiamo, soltanto per fare qualche semplice esempio, alla risoluzione di quesiti quali: è più probabile la coerenza della teoria dell’evoluzionismo darwiniano o il creazionismo, che le scie degli aerei siano scie di condensazione o scie chimiche, che il fumo di sigaretta possa in molti casi provocare il cancro o sia neutrale, che la sindrome dell’AIDS sia provocata dal virus HIV o che questo non c’entri niente, che il futuro climatico prossimo della terra vada verso un aumento di temperatura o verso un’imminente era glaciale.
La scienza esiste anche perché siamo estremamente ignoranti e pieni di pregiudizi sbagliati, e le prime persone ad essere consapevolmente scettiche per natura, sono proprio gli scienziati. Detto questo, lo “scetticismo climatico”, quando si propone come contributo costruttivo alla revisione critica del paradigma dominante, appare come una conseguenza logica del processo scientifico e della natura stessa del campo di applicazione in cui si trova ad operare la scienza del clima.
Il punto fondamentale però è che, ad oggi, quei pochi contributi seri, di natura contradditoria o alternativa, proposti nell’ambito della comunità scientifica specialistica, non si sono finora rivelati abbastanza robusti e coerenti da costituire prove potenzialmente in grado di mettere seriamente in discussione, secondo il principio di falsicabilità di Popper, l’attuale teoria dominante.
Di cosa ci sarebbe bisogno? Difficile dirlo, ma certamente se le temperature globali o il contenuto di calore degli oceani, nonostante l’aumento dei gas serra antropici, la deforestazione e l’uso dissennato del suolo, iniziassero a diminuire per almeno un ventennio, per gli scettici, sarebbe tutto più facile.
Autore : Fabio Vomiero
