00:00 6 Giugno 2006

DOSSIER: clima, uomo e ambiente

Un breve trattato ambientale per riflettere insieme su quale strada stia prendendo il clima.

DOSSIER: clima, uomo e ambiente

Siamo ormai ad un secolo e mezzo dalla Rivoluzione Industriale e
sono trascorsi piú di cento anni dalla memoria di Arrhenius, un
chimico svedese che sviluppò una teoria per spiegare i
cambiamenti climatici.

La teoria é fondata sul potere dell’anidride carbonica e di altri gas di assorbire le radiazioni infrarosse riflesse dalla superficie terrestre e la possibile responsabilitá dei combustibili fossili di produrre, durante la combustione, elevate quantitá di
carbonio che, immesso nell’ atmosfera, aumenterebbe l’effetto serra, portando le temperature del pianeta ad un progressivo
aumento.

Oggi sappiamo che l’umanitá spedisce nell’ atmosfera quasi 7 miliardi di tonnellate di carbonio l’anno.

Sono quantitá infinitamente minori rispetto al carbonio prodotto in
natura, circa 200 miliardi di tonnellate che provengono dalla
vegetazione, dalle eruzioni vulcaniche e soprattutto dagli oceani.

Ma l’anidride carbonica prodotta dall’uomo é allora veramente
sufficiente a far traboccare il “vaso atmosferico” destabilizzando gli equilibri naturali?

Sappiamo che il suddetto gas ha il potere di trattenere la
radiazione infrarossa terrestre, ma si tratta di un gas
serra poco efficace se paragonato al vapore acqueo e altri gas
presenti nell’atmosfera, e che l’ aumento di anidride carbonica é strettamente correlato all’aumento delle temperature.

Ora si pone il problema se sia la maggior concentrazione di anidride carbonica ad apportare un rialzo termico o se l’aumento del gas sia una conseguenza delle temperature elevate che favorirebbero una piú intensa attivitá vegetale ed animale (microrganismi) e quindi una produzione piú intensa di anidride carbonica.

Dai dati dei carotaggi dei ghiacci eseguiti a Vostok (Antartide)
risulta che oggi ci troviamo in un periodo interglaciale o caldo, dopo l’ultima era glaciale che sarebbe terminata circa 10.000 anni or sono.
Dai rilevamenti odierni risulta che la quantitá di carbonio in atmosfera é molto superiore rispetto ai periodi interglaciali o caldi del passato.
Si potrebbe dedurre quindi che vi sia una responsabilitá
umana per tali variazioni, ma potrebbero anche essere intervenuti altri fattori che invaliderebbero i riferimenti col passato sulla stima della concentrazione di anidride carbonica presente in tutta l’atmosfera terrestre.
La diversa tipologia e distribuzione odierna, sul nostro pianeta,
della vegetazione emersa e della microfauna marina ( produttori naturali per eccezione di carbonio) rispetto alle ere interglaciali precedenti, e le misurazioni odierne di concentrazione di anidride carbonica effettuate in varie zone del pianeta, raffrontate con l’analisi dei sedimenti del passato circoscritta a campioni artici ed antartici.
L’ aumento della temperatura globale oggi stimato a 0,6°C (anche se trattasi di un valore molto generico) ha portato ad una riduzione dei ghiacci su quasi tutto il pianeta, a parte alcuni ghiacciai norvegesi ed antartici che hanno goduto negli ultimi decenni di maggiori apporti nevosi. Con il persistere del riscaldamento vi sarebbe una maggiore evaporazione e quindi una maggiore presenza di
vapore acqueo ( gas serra per eccezione) nell’ atmosfera.
Tutto ció non porterebbe ad un inevitabile aumento delle
temperature ma, date le molti componenti chimico/fisiche in gico,
potrebbe manifestarsi un’inversione di tendenza con un aumento
delle precipitazioni sulle zone polari e l’ effetto albedo prodotto da una maggiore copertura nuvolosa. (effetto feedback N.d.R)

Si potrá quindi verificare un deciso aumento degli apporti d’acqua dolce da parte dei fiumi che sfociano nell’Oceano Artico e Atlantico dove si registrerebbe una diminuzione di salinitá delle acque provenienti dal sud/ovest Atlantico (Corrente del Golfo) cosí soggette a un minor peso specifico compromettendo, il
loro inabissamento nelle fredde acque atlantiche e la successiva
fase di discesa della corrente verso le coste del Labrador. ( Fig 1).

Tutto ció quindi potrebbe rallentare e bloccare questo grande
ingranaggio facendo piombare in pochi anni l’intero continente
europeo in una rivoluzione climatica ( una piccola era glaciale )prima locale, ma con possibili conseguenze a livello planetario.

I tempi e la soglia termica critica di tali eventi sono tuttora un’incognita, data la complessa azione e retroazione dei fattori in gioco e quindi non é opportuno creare allarmismi inutili e per ora non supportati da dati certi.

L’effetto mitigante della Corrente del Golfo é oggi piú che mai di
importanza fondamentale per la vita e l’ economia europea e l’equilibrio politico ed economico mondiale e ritengo quindi sia auspicabile una sua presenza per almeno qualche secolo.

L’umanitá e l’economia mondiale comunque dovranno fare i conti con il crescente inquinamento e la contaminazione ambientale prodotta dal “progresso” e, con le materie prime (combustibili fossili) in via di esaurimento, dovremo inevitabilmente convertirci ad energie alternative ora ritenute “pericolose” o piú verosimilmente poco remunerative per i “Grandi Produttori”.

Ricordiamoci che forse noi, paesi industrilizzati, saremo in grado
di far fronte a tali possibili scenari, adattandoci, convertendoci alle nuove realtá, con inevitabili enormi perdite e sacrifici, ma chi veramente ne fará le spese saranno coloro che tali risorse non potranno permettersele, come sempre la “povera gente” che non ha mai avuto la fortuna di avere un “calorifero”.

Il nostro pianeta subirá con tutta probabilitá oscillazioni
climatiche nei prossimi millenni (piccole glaciazioni e brevi rialzi
termici) sino alla prossima grande era glaciale che potrebbe presentarsi entro 10.000 / 20.000 anni per inevitabili
cause astronomiche (cambiamento dell’ inclinazione dell’ asse di
rotazione e dell’ eccentricitá dell’ orbita terrestre, Fig 2) ma
la nostra civiltá sará pronta e abbastanza sviluppata per
affrontare questo ed altro.
Autore : Luca Savorani