Perché il vento soffia meno forte al centro dei cicloni?
Una domanda che trova risposta in ragioni fisiche piuttosto semplici

Tutte le depressioni, a cominciare da quelle più blande, per arrivare agli uragani, presentano un punto dove la pressione raggiunge un valore minimo; questo è il cosiddetto “occhio” della struttura stessa.
Se il sistema è poco sviluppato alle varie quote ed esteso su un’area molto vasta allora spesso e volentieri il minimo non si riesce ad individuare sul satellite; se invece la struttura ciclonica è bene organizzata e “concentrata” in una superficie piuttosto ristretta (come nel caso delle tempeste tropicali), allora l’occhio in alcuni casi è ben visibile ed appare come un’area circolare ampia dai 5 ai 50 km nella quale il cielo è quasi completamente sereno.
Nella stessa zona i venti si calmano quasi del tutto, passando da velocità che possono raggiungere in alcuni casi i 250-300 km/h a meno di 50 km/h.
Nelle depressioni meno intense vale lo stesso discorso, anche se con contrasti meno marcati ed evidenti; ma a cosa è dovuto tutto questo?
In pratica il ciclone risucchia l’aria dalla sua periferia verso il suo centro, spingendola a ruotare in senso antiorario (nell’emisfero boreale) e contemporaneamente a salire lentamente dal livello del mare verso la tropopausa (posta a circa 10-15 km di quota), generando così raffiche di vento anche violente.
Una volta arrivata in vicinanza del centro però, se non ci fosse una “valvola di sfogo” l’aria si accumulerebbe sempre di più, portando alla morte graduale della depressione stessa; allora essa deve tendere a scendere verso il basso, comprimendosi e riscaldandosi, portando quindi al dissolvimento delle nubi (generando appunto l’occhio stesso).
L’aria in discesa, una volta arrivata a terra si espande lentamente in tutte le direzioni, portando a venti molto più blandi che nelle altre zone della depressione; ovviamente, una volta che la massa d’aria più stabile sarà arrivata nuovamente alle “pareti” dell’occhio, verrà riagganciata dal flusso in ascesa e spinta ancora una volta verso l’alto, rinnovando il ciclo.
Autore : Lorenzo Catania
