Fresco d’agosto a L’Aquila: la mosca bianca
L'agosto di fuoco che si vive in molte zone d'Italia non sembra interessare l'aquilano.
Non è per suscitare invidia, ma durante quest’ultima ondata di caldo (che qui a L’Aquila si sta rivelando meno intensa di quella di fine luglio) ho avuto un’altra prova di come davvero il capoluogo d’Abruzzo, disteo tra i 620 m della periferia ed i 725 del punto più alto, chiusa in una conca interna, circondata da montagne che spesso superano i 2000, sia effettivamente la città più fredda d’Italia.
Ieri sera siamo andati con amici a vedere un film proiettato in una piazza del centro. Eravamo in maniche corte e diciamo che dopo metà film faceva decisamente fresco e verso la fine ho cominciato a sentire quasi freddo, anche per via di un certo venticello.
Molte persone poi hanno indossato maglie con maniche lunghe!
Tornato a casa (circa all’ 1:00) il termometro segnava 15 (QUINDICI) gradi. La minima di sabato (quella del mio termometro, che fa sempre qualche grado in meno di quella ufficiale per via della collocazione in zona a microclima più fresco) è stata, udite, udite: 10 (DIECI) gradi, tanto che abbiamo dovuto chiudere le finestre!!!
Non è finita qui. Sabato siamo stati a Campo Imperatore, per poi salire fino al Rifugio Duca degli Abruzzi, circa 2380 m. Visto il sole splendentissimo, siamo andati in pantaloncini e maniche corte. TIRAVA UN VENTO con raffiche credo di anche 50 all’ora! La temperatura sarà stata di 12-13 gradi (stimata, anche vedendo le mappe), ma il windchill era pauroso e secondo me si avvicinava tranquillamente ad un effetto equivalente di 5 gradi.
Tanto è vero che dopo 10 minuti ho cominciato ad accusare un raffreddamento generale (lieve ipotermia, credo) e un dolore all’orecchio interno, cosa che non mi succede mai (sono abituato a sciare senza cappello a meno che non ci sia la tormenta di neve)!! Il 90 per cento degli altri escursionisti indossavano giacche a vento e spesso anche cappucci ed avanzavano infreddoliti, e noi in maniche corte, mentre io, molto raffreddato, pensavo alle temperature delle grandi città, meravigliandomi e quasi non riuscendo a concepire una tale differenza (anche se del tutto spiegabile, ma fino a che certe cose non le provi sulla pelle…)
Arrivati al rifugio, che è sulla cresta (solo mezz’ora a piedi), ove cercavamo un prato su cui prendere il sole, il vento era teso e costante e siamo dovuti scappare dentro. Io e mio fratello ci siamo fatti fare UNA CIOCCOLATA CALDA!!!
Dopo 10 minuti mi sono sentito come se mi stessi scongelando, mi sono sentito sudare e mi sentivo strano. Evidente che prima ero andato in sia pur lieve ipotermia!
Autore : Marco Scozzafava