00:00 24 Dicembre 2018

Anak Krakatau: le nuove eruzioni cambiano la morfologia dell’isola

Una serie di forti esplosioni freatiche provocano movimenti franosi sottomarini e distruggono nuovamente l'edificio vulcanico.

Anak Krakatau: le nuove eruzioni cambiano la morfologia dell’isola

La sera del 22 dicembre, un’onda anomala di tsunami alta sino a 20 metri, ha portato distruzione lungo le coste di Giava e Sumatra. Centinaia di persone hanno perso la vita con moltissimi feriti. In questo caso l’onda anomala è stata originata da una serie di violente esplosioni del vulcano Anak Krakatau, letteralmente ‘figlio del Krakatoa’ ma come è nata quest’isola?

Il 27 agosto del 1883 si verificò una violentissima eruzione vulcanica che fu la causa di oltre 30 mila morti. In occasione di questo grande evento vulcanico, furono liberati in aria 21 chilometri cubi di roccia, cenere e pietra pomice, l’eruzione sviluppò un’energia stimata di 200 megatoni. Fu una delle eruzioni più potenti nella storia della vulcanologia. In seguito a questo evento ci fu una profonda trasformazione nella morfologia dell’isola, con la creazione di una caldera. Il nuovo edificio è stato costruito attraverso le eruzioni successive di minore portata che hanno accumulato nuovo materiale, dando luogo ad un cono dalle caratteristiche tipiche di uno stratovulcano.

Il nuovo edificio vulcanico ha avuto un ritmo di crescita assai elevato, negli ultimi anni è cresciuto di circa 13 centimetri alla settimana ma essendo estremamente recente, la sua struttura è sempre stata molto instabile, il materiale vulcanico scarsamente coerente e per nulla consolidato. Un nuovo ciclo eruttivo ‘parossistico’, caratterizzato da forti esplosioni, ha provocato il collasso dell’edificio vulcanico con pericolose frane sottomarine seguite dalle onde di tsunami. Il condotto vulcanico si trova ora a stretto contatto con l’acqua di mare. In queste ore è soggetto ad una serie di eruzioni freatiche molto pericolose.

Il profilo dell’isola Anak Krakatau è stato stravolto completamente. Laddove la natura aveva costruito un cono vulcanico alto oltre 300 metri, le nuove esplosioni si verificano ora al pelo dell’acqua. Nelle località coinvolte dal disastro l’allerta tsunami rimane ai massimi livelli.

Autore : William Demasi