FREDDO di fine mese: per il modello europeo l’irruzione sarà più SEVERA, ma avrà ragione?
L'irruzione fredda prevista da domenica 25 febbraio è ormai abbastanza probabile ma dove colpirà esattamente e quali risvolti potrebbero esserci?

La lingua fredda che scenderà dalla Siberia verso il centro Europa colpirà in modo severo il centro Europa e con buona probabilità anche il nord Italia.
Sull’Europa centrale e occidentale potrebbe persistere sino ai primi giorni di marzo, mentre sull’Italia settentrionale dovrebbe attenuarsi entro mercoledì 28 febbraio.
Si tratta però solo delle prime proiezioni, vista la distanza temporale, che resta comunque di 7-8 giorni, un lasso di tempo in cui la traiettoria delle masse d’aria può cambiare anche abbastanza radicalmente.
La grande convergenza dei tre principali centri di calcolo è comunque confortante e tra lunedì 26 e martedì 27 segnalano un freddo importante abbracciare gran parte dell’Europa, il nord Italia e marginalmente le nostre regioni centrali.
Il modello che mostra termiche più basse e dunque un freddo più severo rimane quello europeo, dove nella media degli scenari si vedono valori sino a -20°C a 1500m, mentre un po’ meno estremo il freddo previsto sia dal modello canadese, sia da quello americano.
Un freddo da est del genere è presente anche nei bassi strati, pertanto sulle aree coinvolte
dalle masse gelide si prevedono giornate di ghiaccio.
L’esperienza naturalmente ci dice che, avvicinandosi all’evento, le termiche verranno certamente ridimensionate, ma non così tanto da rendere banale l’evento, nonostante la stagione risulti ormai avanzata.
Quanto ai risvolti precipitativi, aldilà delle turbolenze che si genereranno all’arrivo dei forti venti orientali e delle conseguenti deboli nevicate sparse o dei rovesci di neve che si andranno a sperimentare (tra cui probabili anche sul nord Italia), c’è la possibilità che si crei comunque una sorta di piccola ciclogenesi mediterranea nelle giornate di lunedì 26 e martedì 27 con altre nevicate su nord e Toscana in pianura e a quote molto basse sull’Appennino centrale.
L’evoluzione successiva è ancora troppo divergente da un modello all’altro per poterla analizzare in modo chiaro ed attendibile.
Autore : Alessio Grosso
