Una sera di febbraio
Fatti di meteorologia vissuta...
L’inverno è sempre foriero di un’appassionante attività di volo.
Fitte nebbie, abbondanti nevicate, piste ghiacciate, venti impetuosi,sono la costante stagionale di molti Aeroporti.
Ciò rende il volare più interessante oltre ad essere uno stimolo professionale.
Nel Febbraio del 1974 il DC-9 percorreva la maggior parte delle rotte interessate dai suddetti fenomeni meteorologici.
Milano si presenta nella sua classica veste: la nebbia! A Linate la visibilità è di trecento metri ed anche tutti gli Aeroporti del Nord giacciono sotto il manto impalpabile. Una lunga fila d’aerei rulla con precauzione sui raccordi. Sono gli ultimi voli della notte, generalmente diretti alle varie città europee.
Allineati in pista eseguiamo un accurato controllo degli strumenti di bordo: è tutto in ordine. Inizio allora la corsa di decollo mantenendo l’aeroplano ben a cavallo delle luci centrali. Con l’aumentare della velocità i contorni delle cose sembrano dissolversi e quel bagliore resta l’unico riferimento visivo. Si ha l’impressione che una spada sfolgorante origini dal disotto del muso dell’aereo.
E’ come il cordone ombelicale tra la terra ed il cielo.
Appena in volo ordino di retrarre il carrello.
La mano del copilota resta “inchiodata” sulla leva. Nel preciso momento in cui si chiudono i portelloni piombiamo nella più completa oscurità. Contemporaneamente sento una compressione sui timpani ed anche la temperatura dell’aria che sale: infatti, in totale avaria elettrica, le valvole della pressurizzazione si chiudono. In cabina la pressione aumenta e l’impianto dell’aria condizionata eroga automaticamente il massimo caldo.
Ordino di ruotare il commutatore sulla potenza d’emergenza fornita dalle batterie di bordo.
Quando si riaccendono le luci, lo spettacolo non è incoraggiante. In numerosi strumenti sono apparse le bandierine “OFF” illuminate dalle relative lampadine rosse che indicano i vari impianti in avaria. Sirene d’avviso e gong suonano a ripetizione.
Un commutatore automatico che, in caso d’avaria di una barra elettrica, avrebbe dovuto collegare l’altra barra ai vari circuiti, non lo ha fatto.
Potrebbe essere stato proprio un malfunzionamento di quell’impianto a provocare il guasto. Difficile da credere!
Un Assistente di volo entra in cabina, preoccupato. Gli dico di tranquillizzare i passeggeri ma di controllare che restino ai loro posti con le cinture allacciate.
Devo rientrare immediatamente. E’ vero che Linate si trova sotto i minimi di visibilità per l’atteraggio e molti strumenti di bordo sono in avaria ma non c’è il tempo per raggiungere un altro Aeroporto. L’energia fornita dalle batterie ha una durata massima di trenta minuti.
C’è rimasto ben poco. Sintonizzo così l’unico apparato radio a disposizione e chiedo l’assistenza radar d’emergenza.
Atterrare in quelle condizioni non è facile però tutto riesce bene. Al parcheggio faccio i complimenti al copilota per la sua competente collaborazione.
Mi chiedo se ciò che si dice di lui non abbia un fondamento di verità. Corrono voci che sia iettatore. Nei tre giorni trascorsi insieme sono accadute cose strane. L’avaria di stanotte è inspiegabile ed è la prima volta che occorre. Tra l’altro, anche in totale panne elettrica, le luci di cabina non avrebbero dovuto spengersi perché sono collegate direttamente alle batterie di bordo.
M’impongo di non essere superstizioso ma certe vicende fanno pensare.
E’ qualcosa d’atavico che agisce di là della ragione!….
Autore : Pieluigi Marsigli