Serie di TEMPESTE fino a febbraio: tanta NEVE in montagna ma…
Tra Atlantico dominante, neve in montagna e il freddo VERO che non vuole saperne di arrivare.

L’inverno 2025-26 sembrava avere tutte le carte in regola per mostrare finalmente un volto più deciso sull’Italia. Indici teleconnettivi favorevoli, un vortice polare non particolarmente compatto, qualche segnale di disturbo stratosferico: ingredienti che, sulla carta, avrebbero potuto aprire la strada a irruzioni fredde più incisive. E invece, ancora una volta, la realtà atmosferica ha scelto un’altra direzione.
Atlantico in cattedra: terza decade di gennaio dal sapore autunnale
Le ultime emissioni modellistiche convergono su un quadro piuttosto chiaro: la terza decade di gennaio sarà dominata da correnti umide e perturbate di origine atlantica. Un flusso teso da ovest-sudovest, tipico delle mezze stagioni, che porterà:
- piogge abbondanti in pianura, soprattutto al Nord e lungo il versante tirrenico;
- venti forti, spesso di libeccio, con mareggiate sulle coste esposte;
- nevicate copiose sulle Alpi, finalmente anche sui settori centrali ed orientali, dove l’accumulo stagionale era rimasto deficitario.
Per le montagne, soprattutto in vista delle Olimpiadi, è una notizia quasi liberatoria: la neve arriverà in quantità, con episodi anche intensi e ripetuti.
Qui una mappa prevista per martedì 27 tratta dal modello GFS su base grafica Meteociel, dove si vede la famiglia di cicloni atlantica fiondarsi su centro Europa ed Italia:

Nevicate a bassa quota: qualche spiraglio, ma senza certezze
Il Nord-Ovest resta l’area più “sensibile” a eventuali episodi nevosi a quote basse, grazie alla sua naturale predisposizione a beneficiare di rientri freschi e cuscinetti freddi locali. Le finestre più promettenti, al momento, sembrano collocarsi attorno:
- venerdì 23 (scenario ancora molto incerto), qui una mappa del modello ECMWF con gli accumuli previsti per venerdì 23 con una scala di colori, su base grafica Meteored (in verde la neve, in giallo più abbondante)

- 27 gennaio;
- 1° febbraio (ipotesi embrionale, tutta da confermare).
Si tratterebbe comunque di eventi marginali, legati più a dinamiche locali che a un vero cambio di circolazione.
Il grande assente: il freddo da est
Il capitolo più deludente della stagione riguarda l’ormai cronica assenza di irruzioni fredde continentali. Ogni tentativo dei modelli di riproporre un affondo orientale viene puntualmente cancellato nell’emissione successiva. Il motivo è duplice:
- un anticiclone russo-siberiano debole e mal posizionato, incapace di spingere aria gelida verso l’Europa;
- un flusso atlantico troppo energico, che “taglia” ogni possibile ponte anticiclonico verso nord.
Il risultato è un inverno che, pur mostrando qualche episodio dinamico, non riesce mai a cambiare passo.
Una sequenza perturbata ancora da definire
La serie di tempeste in arrivo non ha ancora una scansione precisa: i modelli oscillano sulla tempistica e sull’intensità dei singoli passaggi. La tendenza, però, è solida: una lunga fase instabile, con fenomeni che dapprima colpiranno il Tirreno e successivamente si estenderanno al versante adriatico.
Ecco comunque una mappa confortante che mostra i potenziali accumuli nevosi previsti sino al 31 gennaio secondo il modello ECMWF su base grafica Meteociel con una scala di colori:

Sintesi finale
Inverno ancora in stallo: niente freddo significativo, nessuna irruzione continentale.
Atlantico protagonista: piogge, vento e clima autunnale per la terza decade di gennaio.
Neve abbondante in montagna: Alpi finalmente in recupero, Appennino imbiancato a quote medie.
Nevicate a bassa quota possibili solo al Nord-Ovest, e comunque in scenari marginali e incerti.
Grande freddo da est definitivamente sfumato, almeno per ora.
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