00:00 21 Aprile 2011

Il golfo del Messico, a un anno dalla marea nera

Fu uno dei più gravi disastri ambientali di tutti i tempi e con conseguenze irreversibili.

Il golfo del Messico, a un anno dalla marea nera

Quando accadde, quel 20 aprile del 2010, nessuno, neanche gli addetti ai lavori, realizzò subito. Il cedimento di una piattaforma petrolifera, la Deepwater Horizon, a seguito di un grave incendio, causò il versamento in mare di quasi un milione di litri di greggio nell’arco di diversi mesi. Il mare in questione è uno dei più belli al mondo.

Dal 20 aprile, solo a metà luglio la multinazionale britannica BP riuscì ad arginare la falla ma ormai l’inevitabile era accaduto. Fu strage di pesci, volatili, anfibi e di tutta la fauna che popola numerosa la zona. Il danno si ripercosse anche sulle attività della pesca e sull’industria del corallo.

Qualcuno azzardò anche l’ipotesi che il fenomeno avrebbe potuto rallentare la Corrente del Golfo che, come noto, parte proprio da li, con implicazioni climatiche. Fortunatamente almeno ciò non accadde.

Oggi, a un anno di distanza, la superficie del mare è libera dal greggio, le coste interessate dalla marea nera sono tornate vivibili ma il petrolio giace ancora in profondità, con tutti i rischi che comporta. Le conseguenze di questo disastro permarranno in loco ancora per diversi decenni e, con esse, anche la memoria di quella tragedia che si spera possa servire ad evitare in futuro episodi analoghi. 

Autore : Luca Angelini