09:01 3 Gennaio 2025

METEO: ecco la variante invernale dopo l’Epifania

Scopriamo quanto è credibile l'evoluzione prospettata stamane dal modello GFS.

Freddo e neve come in un inverno vero che, pur ad episodi, si faccia rispettare. E’ quello che propone stamane il modello GFS con un’emissione che mette in evidenza il tentativo delle correnti fredde di sfondare sul nostro Paese dal 10 gennaio e di interagire con masse d’aria umide in arrivo dall’Atlantico.
Se la perturbazione dell’Epifania porterà alla fine solo qualche pioggia tra nord e centro e deboli nevicate sulle Alpi oltre i 1200m, quella tra giovedì 9 e venerdì 10 potrebbe favorire l’approfondimento di una depressione al suolo, alimentata da aria fredda, foriera di nevicate a quote molto basse tra nord e centro Italia, eccola:

La contemporanea spinta dell’anticiclone verso il Regno Unito, potrebbe mettere in moto ulteriori masse d’aria fredda in direzione del Mediterraneo, dando via ad una fase pienamente invernale, caratterizzata da instabilità atmosferica e da precipitazioni anche nevose a quote basse, specie lungo la dorsale appenninica del centro tra sabato 11 e martedì 14, con temperature anche al di sotto delle medie del periodo, specie al nord. Ecco la possibile evoluzione secondo il modello GFS:

Con l’alta pressione in quella posizione oppositiva all’ingresso delle correnti miti dell’Atlantico e il Mediterraneo incernierato in un vortice depressionario, l’instabilità e il freddo potrebbero proseguire almeno sino a metà mese. Si tratta però di un’evoluzione molto “ballerina”, anche se molti modelli hanno ormai inquadrato questo schema barico di “base”. Il problema saranno i dettagli, sempre molto sfuggenti sino all’ultimo. Intanto ecco la distribuzione delle temperature a 1500m prevista dal modello GFS per sabato 11 gennaio, decisamente una situazione invernale per l’Italia:

Certamente notare un anticiclone in quella posizione sbilanciata verso nord nell’ambito della prima decade di gennaio fa tornare con il pensiero agli inverni del passato, tra il 1970 e la prima metà degli anni 80, ma troppe volte negli ultimi giorni le emissioni hanno stravolto la previsione emissione dopo emissione, e dunque l’affidabilità non può ritenersi ancora superiore al 40%.

LEGGI ANCHE