La natura aiuta il “downshifting”, ma spesso non basta: dobbiamo rallentare seriamente se vogliamo goderci la vita
In molti lo stanno facendo per ritrovare se stessi.

Difficile rinunciare alla carriera, specie dopo tanti anni passati curvi sui libri, nella speranza di nobilitare la propria vita con una affermazione professionale di rilievo.
Lo stress tecnologico degli ultimi 20 anni però è stato tale da annientare moltissimi giovani manager, che per sopravvivere hanno deciso di fare un passo indietro, di scalare una marcia.
Ecco allora un comportamento sociale nuovo, il downshifting, che dovrebbe aiutarci a rallentare i ritmi, a non perdere il contatto con la realtà, a non farci soffocare dagli ideali di carriera, che distruggono non solo la salute, ma spesso anche gli affetti, consegnando alla società generazioni di bambini trascurati dai genitori e in balia di una tecnologia che ne plasma la personalità in modo brutale.
La natura aiuta il rilassamento, ci tiene lontani dagli SMS, dallo shopping compulsivo, dal caos dei centri commerciali, dalla navigazione forzata in Internet, quasi per sfuggire ad una realtà che siamo stati noi a crearci e che in definitiva ci tedia terribilmente, aumentando il tasso di stress.
Certo osservare la poesia di un tramonto o la suggestione di un temporale spesso non bastano, dobbiamo imporci di rallentare se vogliamo vivere di più e meglio.
Da quando sono diventato padre, la mia coscienza mi ha imposto di rinunciare a qualcosa per essere utile a mio figlio, non solo adesso ma anche in una prospettiva futura, quando crescerà.
Molti lettori si saranno certamente accorti che, dopo aver scritto 4 romanzi in 4 anni, ho abbandonato almeno temporaneamente l’idea di realizzarne un quinto, peraltro già in programma. Bisogna sapersi fermare. In un mondo pieno d’egoismo donarsi agli altri è più gratificante e fa bene all’anima.
Autore : Alessio Grosso
