00:00 2 Settembre 2009

Il clima e i suoi segreti, scopriamo le giuste proporzioni tra Uomo e Natura

L'Uomo e il clima. Quali proporzioni legano la ciclicità della Natura, con l'intervento dell'Uomo avvenuto esclusivamente nei tempo più recenti?

Il clima e i suoi segreti, scopriamo le giuste proporzioni tra Uomo e Natura

L’Uomo ha una responsabilità sull’andamento climatico? Il trucco per una risposta corretta sta nella comprensione delle proporzioni in gioco: global warming, global dimming, global brightnening; nell’era della globalizzazzione a tutti i costi anche la definizione di “clima” ha assunto un significato troppo complessivo nella sua interezza e troppo poco chiaro nel suo dettaglio. La pecca sta proprio nel mancato inquadramento del clima come un insieme di fattori concomitanti che intrecciano eventi a scala planetaria con la microfisica di ogni singolo fenomeno.

Abbiamo parlato di global dimming; tradotto letteralmente come “oscuramento globale” si intende il filtraggio della radiazione solare da parte degli aerosol presenti in atmosfera. In sostanza le particelle sospese nell’atmosfera causerebbero la rilfessione e la rifrazione della radiazione solare incidente, così che la stessa verrebbe redistribuita in modo differente rispetto ad una atmosfera trasparente. Ci troviamo dinnanzi ad un esempio di modificazione climatica a scala globale dovuta a reazioni microchimiche e microfisiche della macchina atmosferica.

La presenza di queste particelle sospese fungerebbe anche da catalizzatore per lo sviluppo delle nubi, in quanto il vapore acqueo trova a disposizione una maggior quantità di nuclei di condensazione. Ma chi le ha immesse queste particelle in atmosfera? L’imputato numero uno è l’Uomo, e difatti il fenomeno ha avuto inizio con il boom economico ed è proseguito indisturbato fino ai primi anni ’90.

In quest’ultimo decennio poi, la sensibilizzazzione da parte dei Paesi industrializzati sull’argomento clima e ambiente, ha dato adito a provvedimenti che hanno determinato un sensibile miglioramento della trasparenza atmosferica. Sono state ridotte di molto le emissioni di queste sostanze inquinanti e, di conseguenza, l’atmosfera ha risposto con una maggior trasparenza: siamo di fronte ora al fenomeno opposto, ossia al “global brightnening”, ossia al rischiaramento globale.

Ma quali margini di reazione ha avuto l’atmosfera e su quali tempi si è giocata la battaglia contro l’eccesso di particolato nell’aria degli scorsi decenni? Per comprendere la proporzione della piccola mano umana sulla immensa volumetria dell’atmosfera terreste dobbiamo prendere in considerazione gli studi condotti fin dagli anni ’60 da parte di Mikhail Ivanovich Budyko e anche quelli seguenti degli anni ’80-90 prodotti da Atsumo Ohmura.

Entrambi, grazie ai loro modelli di simulazione, hanno riscontrato e provato l’incidenza di queste particelle sul clima, quantificando in circa il 3% annuo la diminuzione dell’irradianza solare tra gli anni ’50 e gli anni ’90, vale a dire circa il 9% cumulato nel giro di un trentennio.

La minor penetrazione dell’energia solare, dovuta a questa comprovata e diretta causa antropica, avrebbe dovuto causare dunque una proporzionale discesa delle temperature globali, mentre, come tutti sappiamo, le stesse hanno subìto un complessivo rialzo, introducendo pertanto l’ipotesi di una o più forzanti esterne contrarie all’unica causa antropica veramente dimostrata. La riprova è avvenuta poi dopo gli anni ’90, quando l’abbattimento delle emissioni di queste particelle ha prodotto i suoi effetti e le temperature hanno subìto una ulteriore e concomitante impennata, a dimostrazione che il clima era già in fase di riscaldamento prima che l’Uomo immettesse gli inquinanti. Ma allora quale sarebbero queste forzanti esterne che portano il clima verso il riscaldamento?

Si è parlato della CO2 tuttavia, a tal proposito una parte del mondo scientifico, oltre alle diverse contraddizioni in materia e alla mancata dimostrazione reale delle reazioni opposte dal sistema terra-oceani a questa forzante, non ha tenuto conto della proporzione in gioco; se consideriamo difatti le emissioni provocate dall’Uomo negli ultimi decenni (tempo infinitesimale per il Pianeta e per il clima) e le paragoniamo a quanto emesso e riassorbito ad esempio dagli oceani, ci troviamo dinnanzi ad una incidenza antropica sempre infinitesimale rispetto ai bilanci radiativi globali del Pianeta.

E allora, ribadiamo, posto che l’influenza della CO2 è ancora tutta da dimostrare, cosa ha guidato e cosa ancora sta guidando il clima verso questo riscaldamento? Fissate le dovute proporzioni dell’incidenza umana, per altro come detto presente e non trascurabile, l’attenzione va posta senz’altro su altri elementi, in primo luogo sulla fonte di questo calore: il Sole.

Proprio la nostra stella sta vivendo un biennio davvero sotto tono; se la forzante solare avesse il suo peso nell’immediato, dovremmo dunque aspettarci un’inversione di tendenza di questo riscaldamento globale. In realtà alle quote superiori ciò sta già avvenendo, mentre a livello del suolo i dati confermano il trend di salita, seppur più blando rispetto allo scorso decennio. Le reazioni a questo ammanco di energia dovuto al minimo solare, di per sè trascurabili nell’unità di tempo, risultano pertanto significative su tempi più lunghi. La dilazione mischia poi ulteriormente le carte in tavola intrecciandosi con altri feedback, ossia con le controreazioni di risposta del Pianeta nelle sue diverse sfaccettature. Ne consegue che tutto risulta ancora da studiare e da dimostrare.

Ma una via di uscita c’è: la storia del clima del passato e lo studio parallelo dei cicli solari, ma anche delle diverse componenti orbitali del nostro Pianeta, sono a questo punto gli unici dati certi sui quali basare le nostre congetture; questi dati hanno dimostrato che le forzanti naturali hanno segnato profondamente l’andamento del clima sul nostro Pianeta. L’ingresso di maggiore o minore energia solare in atmosfera, indipendentemente dall’azione dei gas serra (che sono sempre esistiti), ha scandito l’avvicendarsi dei periodi glaciali e di climi più miti. Forse è proprio da ricercare in questo ambito una di quelle forzanti, che abbiamo chiamato “esterne”, alla base del rumore di fondo del nostro clima, ossia alla base di questo riscaldamento, prolungato agli occhi della piccolezza dell’Uomo, cortissimo per la grandezza del Pianeta.

Basterebbe forse riuscire solo a mettersi in sincronia con il nostro Pianeta e comprendere così il nostro ruolo all’interno dei cicli perenni della Natura; tutto si collocherebbe automaticamente al posto giusto, anche le responsabilità dell’Uomo di fronte a Madre Natura.
Autore : Luca Angelini