00:00 22 Gennaio 2009

Indici e stratosfera, cosa bolle in pentola?

Le analisi a lungo termine depongono per una fase probabilmente molto fredda sull'Europa e sull'Italia entro la prima decade di febbraio, vediamo come, perchè e quante probabilità ci sono affichè ciò avvenga.

Indici e stratosfera, cosa bolle in pentola?

Tutti i fenomeni atmosferici, sia a piccola scala che a tiratura globale, rispondono a determinate leggi che l’Uomo ha assimilato e schematizzato nei numeri e nei modelli fisico-matematici. E proprio grazie al risultato finale di questi complessi procedimenti, dei quali il previsore è l’ultimo anello della lunga catena di analisi e prognosi, possiamo inquadrare con un buon margine di anticipo quanto viene prospettandosi per la seconda parte dell’inverno, pur nella sua complessità e singolarità.

Mentre scriviamo sui nostri cieli si stanno compiendo manovre colossali, pur nel silenzio di una calma apparente. Giorno dopo giorno i vari tasselli ricomposti con abili manovre diplomatiche da parte del Generale Inverno, quest’anno particolarmente infervorato, stanno diradando le nebbie dei dubbi e iniziano a gettare un alone di luce sulla seconda parte della nostra stagione fredda.

Da un lato la stratosfera e dall’altro la troposfera: due intercapedini atmosferiche molto spesso separate, in questo caso invece pronte a collaborare al servizio del Generale. Insomma, cosa sta accadendo? Dopo un forte raffreddamento, ormai in atto ai piani stratosferici sulla verticale polare è partito un improvviso e poderoso riscaldamento.

Secondo le analisi numeriche questo riscaldamento sarà in grado di propagarsi nei prossimi giorni verso il basso fino a scindere il vortice polare in due spezzoni. I primi giorni di febbraio questa circolazione d’alta quota, ormai stravolta, aggancerà la tropopausa iniziando a gettare scompiglio nelle fila della corrente a getto, entrando poi di diritto sul palcoscenico meteorologico troposferico.

Qui entreranno in gioco le forzanti oceaniche, quelle che siamo abituati ad analizzare con i famosi indici teleconnettivi: conseguenza imprescindibile di quanto appena descritto sarà lo sprofondamento dell’indice AO, segno appunto di collassamento del vortice polare presente nei bassi strati artici.

Proprio da questo settore si metterà in moto il nocciolo gelido il quale si porterà sulla la Siberia virando verso poi verso il cuore dell’Europa. Giunto nei paraggi del Vecchio Continente la struttura dovrà vedersela con l’indice NAO: l’oscillazione della pressione sui due capi dell’Atlantico si presenterà in fase neutra e non si opporrà pertanto all’ingresso del nocciolo gelido anche sui settori occidentali dell’Europa, tra l’altro attirato anche da un Mediterraneo quest’anno più freddo della norma.

A questo punto sarebbe scontata una pesante ondata di gelo invernale anche sul nostro Paese entro la prima decade di febbraio. Le pedine però non sono ancora tutte al loro posto: manca infatti l’opinione di sua eccellenza la Nina. Proprio la terribile bambinella del Pacifico potrebbe bloccare i calienti propositi dell’onda temporalesca equatoriale, comandata dall’indice MJO. Cosa significa?

Se quest’ultimo indice non si trovasse in fase giusta e nella giusta magnitudo, il gioco delle onde troposferiche potrebbe deviare il blocco gelido siberiano verso altri lidi, ad esempio sull’Atlantico settentrionale, con l’Italia tagliata fuori in tutto o in parte. Non ci rimane che attendere l’incastro di quest’ultimo tassello e con esso anche l’ultima vera zampata di questo sorprendente inverno.
Autore : Luca Angelini