00:00 11 Giugno 2008

Un’occhiata ai precedenti: l’irruzione artica del luglio 2000

La situazione che si presenterà nei prossimi giorni mostra una vaga analogia con l'evento che si verificò tra il 10 e il 16 luglio del 2000. In quell'occasione la neve cadde abbondante sulle Alpi fino ai 2000 metri di quota

Certo, quello che si verificherà sui cieli europei nei prossimi giorni non si presta a passare inosservato. Se non altro per il fatto che in estate le irruzioni di aria di diretta estrazione artica si contano sulle dita di una mano.

Anche la bibliografia relativa agli archivi sinottici dei piovosissimi anni ’70 non contempla manuali che riportino come situazione tipica una tale circostanza, visto e considerato che la medesima altro non è se non una anomalia della circolazione generale dell’atmosfera.

Nonostante tutto non ci troviamo dinnanzi ad alcuna evento eccezionale. Andando indietro di qualche anno spicca tra l’altro una situazione che ebbe risvolti piuttosto simili e che si verificò intorno alla metà di luglio.

In quel frangente si trattò di un mese (luglio appunto) che risultò complessivamente più fresco e piovoso del giugno che l’ha preceduto. Intorno al 9 una imponente saccatura colma di aria artico-marittima si protese dritta dritta verso l’Italia ondeggiando alternativamente con il suo asse principale prima ad ovest e poi ad est dell’arco alpino.

L’aria fredda irruppe principalmente in quota e ciò fu la causa scatenante di numerosi episodi temporaleschi anche abbondanti, soprattutto al nord. Il rovesciamento progressivo dell’aria fredda dalle alte quote fece scendere la temperatura fino a valori record per la stagione. A Milano il giorno 12 luglio si raggiunse una minima di soli 11°C e a Torino di 9°, mentre a Firenze spiccava una massima di soli 17°C.

Dopo il transito del fronte freddo principale la struttura depressionaria, sempre alimentata a monte da aria molto fredda in altitudine, insistette sull’Europa centrale per una intera settimana abbracciando anche buona parte del nostro Paese ad esclusione delle estreme regioni meridionali.

Nell’aria fredda che seguitava ad avvitarsi sotto un sole che faceva letteralmente il solletico, si sviluppavano nelle ore pomeridiane celle temporalesche che scaricavano ulteriori grandi quantità d’acqua sulle regioni settentrionali e su parte dell’Appennino tosco-emiliano.

In quell’occasione i temporali sulle Alpi si rivelarono nevosi fin verso i 1800 metri di quota, imbiancando in modo innaturale la vegetazione d’alpeggio già in fioritura avanzata. In alta val Masino (provincia di Sondrio) alla quota di 2500 metri i centimetri accumulati furono ben 85!

La situazione si sbloccò molto lentamente tanto che la rotazione delle correnti dai quadranti settentrionali determinò l’arrivo di un foehn freddo sul versante nord-alpino e sulla pinura Padana. L’aria per contro rimase limpida e cristallina per oltre una settimana permettendo il piacere (decisamente inusuale in piena estate) di poter gustare il fresco profumo dei boschi alpini perfino nel pieno centro di Milano.
Autore : Luca Angelini