14:11 3 Luglio 2026

L’Europa ha ridotto le emissioni di CO2 del 19% dal 1990 ma…

il drammatico aumento delle emissioni cinesi.

Il contributo delle rinnovabili fino al 2024 si attestava attorno al 19%. Le emissioni sono diminuite del 25% rispetto a quelle del 1990. La riduzione è illusoria perché le attività produttive sono state delocalizzate extra Europa, a causa dell’alto costo dell’energia. Noi importiamo beni di consumo dalla Cina. Così immettiamo nei cieli di Pechino la CO2 che prima emettevamo a Dortmund.
Le emissioni totali sono di 37 gigatonnellate, di queste 11 gigatonnellate sono emesse dalla Cina, 2,9 dall’UE (cioè l’8%). Dal 1990 Cina ed India hanno aumentato le emissioni del 320% e del 350%.
Il risultato è che le emissioni globali sono aumentate del 60% rispetto a quello del 1990.
C’è speranza? I Paesi in via di sviluppo si devono SVILUPPARE…dunque.
Che ci piaccia o no, i combustibili fossili danno da mangiare a 2 miliardi di persone. Le rinnovabili, invece, stanno diventando un monopolio della Cina, dato che sono prodotti manifatturieri e Pechino è la fabbrica del mondo. Tradizionalmente i combustibili fossili li importiamo da Nazioni fragili, che hanno bisogno del nostro aiuto per crescere e mantenere la stabilità interna. Di conseguenza, da decenni il mercato degli idrocarburi è controllato da chi consuma e non da chi produce.
Le quotazioni delle materie prime energetiche non salgono e scendono a piacimento dei Paesi produttori ma in funzione della domanda: se qui c’è una crisi economica il prezzo del petrolio crolla per sostenere la ripresa.
Con pannelli, pale e batterie non funziona alla stessa maniera.
Tutto il mercato delle “nuove rinnovabili”, come si definiscono in gergo per distinguerle dall’idroelettrico, è in mano alla Cina. E anche i mercati correlati all’elettrificazione, dai materiali alle automobili, dalle pompe di calore agli elettrolizzatori, sono in mano alla Cina.
Quindi, a livello geopolitico, passare dai fossili alle rinnovabili significa passare da una rete di fornitori che spazia dalla Libia agli USA, dall’Azerbaijan al Messico, dal Kazakhstan alla Nigeria, a un unico fornitore, Pechino.
Il fabbisogno stimato di litio per la transizione ecologica è di circa 19 milioni di tonnellate (Energy Transition Commission). Le riserve globali di litio sono 17 milioni di tonnellate (USGS).
Non solo. Tra qualche anno esauriremo i giacimenti superficiali e inizieremo a scavare sempre più in profondità.
Quanto costerà il litio quando lo andremo a cercare a 100 metri sottoterra, invece dei 4 o 5 di oggi? 
Meditate gente, meditate.