Le piante si difendono dall’inquinamento: ecco perchè si diffondono le allergie
Si sono moltiplicati i pollini nell'aria: si tratta della risposta della natura all'inquinamento ambientale
Primavera: tempo di allergie. Sono ormai oltre 7 milioni gli italiani che ogni anno devono ricorrere a cure per contrastare le forme allergiche provocate dalla fioritura della vegetazione.
In questi giorni stanno per “librarsi in volo” i pollini dei cipressi, dei noccioli e delle betulle, ad aprile arriverà la parietaria, seguita rapidamente dalle graminacee.
E via allora con i record di starnuti, tremendi pruriti al naso, alla gola e alle orecchie. Subito si corre in farmacia per acquistare i famosi antistaminici che provocano tuttavia una gran sonnolenza.
Se una volta il problema era legato ai soli mesi primaverili, oggi dobbiamo temere anche l’agosto e la prima parte del mese di settembre, quando si scatena l’Ambrosia.
Perchè le allergie si sono diffuse in modo esponenziale negli ultimi anni? C’entra naturalmente il cambio climatico con una primavera anticipata, i pollini che svolazzano facilmente nell’aria secca lungo un territorio in cui le piogge faticano sempre più a manifestarsi, e soprattutto l’inquinamento antropico.
Anche le piante soffrono dei veleni che impregnano l’aria e sono costrette a reagire immettendo un maggior quantitativo di pollini che oltretutto presentano caratteristiche chimiche alterate che il nostro organismo non è in grado di riconoscere.
Da qui parte una iperproduzione di istamina che fa scattare la reazione allergica appena i pollini vengono a nostro contatto.
Le crisi allergiche si attenuano durante il passaggio delle perturbazioni ma tornano alla carica al ritorno del sole e di aria più secca, peggio ancora se subentrano condizioni ventose.
Un’ultima avvertenza va alla alimentazione: chi sviluppa un’allergia ai pollini potrebbe presto svilupparne una per gli alimenti, in particolare per frutta e verdura.
Autore : Redazione