Basilicata: mille volti e tante frane
Vivere pericolosamente oggi in Basilicata
La Basilicata stenta ancora oggi a riprendersi economicamente anche se in questi ultimi anni è stato fatto molto.
L’industria turistica in particolare, grazie soprattutto alle bellezze naturali, ha avuto un’enorme influenza positiva sulla regione; basta pensare a località come Maratea, i laghi di Monticchio e il lido di Metaponto oggi tra le più conosciute mete vacanziere.
Però un certo pessimismo avvolge il modo lucano come una nebbia e permea di domande l’atmosfera generale: non c’è progetto che non si scontri contro una fitta barriera di dubbi e sfiducia che affondano le radici in antiche arretratezze.
Come accennato all’inizio è grazie al turismo che la situazione è migliorata in questi ultimi anni. Maratea con il suo meraviglioso complesso di attrezzature alberghiere e balneari ha valorizzato il breve tratto di costiera dirupata e frastagliata con la quale la Basilicata si affaccia al Golfo di Policastro.
I laghi vulcanici di Monticchio sono immersi in uno splendido paesaggio: la loro acqua di un verde intenso e brillante, immobile nel cratere spento, è circondata da uno dei più belli boschi d’Italia popolato da querce, olmi, e faggi lussureggianti.
In pochi minuti di può salire con la funivia aquora 1214 del Monte Vulture e lo sguardo si allarga fino al promontorio del Gargano.
Il Lido di Metaponto è la superspiaggia lucana, una immensa striscia di sabbia che si perde fino all’estremo limite dell’orizzonte; solo non tantissimi anni fa sarebbe sembrata una prospettiva da fantascienza, oggi è una realtà concreta che conta vari alberghi, un centinaio di palazzine, bar, negozi, viali, giardini e via dicendo.
Questo grazie ad un intraprendente lucano che nel 1955 prelevò dall’Ente provinciale per il turismo due villette che nessuno voleva e le trasformò in pensioni.
E dire che non molti anni fa Metaponto era la “spiaggia maledetta”, una landa abbandonata e spettrale, in lotta perpetua contro la malaria e la sete!
Da un punto di vista prettamente geologico il prevalere di terreni poco coerenti e facilmente demolibili dall’azione delle acque fa della Basilicata il distretto più franoso d’Italia.
Smottamenti e frane sono stati nel passato all’ordine del giorno e continuano ad esserlo attualmente, tanto da costringere al trasferimento di interi abitati e da richiedere elevate spese di manutenzione delle strade.
Questo grosso problema trova sì origine nella struttura geologica della regione ma è stato aggravato dal disboscamento operato senza discriminazione e su larga scala per far posto alle colture cerealicole. Con il bosco venne distrutto in Basilicata il più efficace mezzo di regolazione dei deflussi delle acque e di difesa dei terreni.
Il taglio dei boschi, cioè dei migliori bacini naturali di raccolta delle acque, portò poi con sé l’inizio di un intenso processo di erosione del suolo, per ltri aspetti nocivo non meno della franosità.
Chi si trovasse ad attraversare le valli o le colline lucane durante un acquazzone, rimarrebbe esterrefatto al cospetto della quantità di acqua e di fango che precipitano in torrentelli e rivoli impetuosi dai declivi, dando una chiara sensazione dell’enorme quantità di terreno strappato alle colture e trascinato al fondovalle e al mare
Autore : Dott. Geol. Sofia Fabbri