00:00 21 Agosto 2007

Anatomia di un uragano

Come nasce? Come si sviluppa? Ci sono rischi in questo senso per il Mediterraneo? Eccovi una semplice descrizione della vita di queste intense tempeste.

Anatomia di un uragano

Noi siamo abituati a vedere estese figure di bassa pressione, che portano le perturbazioni a ruotare in senso antiorario attorno al loro centro su scale dell’ordine di migliaia e migliaia di chilometri; spesso sentiamo anche parlare di fronti freddi e fronti caldi, ma in realtà tutte queste definizioni in generale valgono perché ci troviamo nella fascia delle “medie latitudini”, ossia lontani sia dall’Equatore che dal Polo Nord.

In prossimità dell’Equatore invece spirano gli Alisei, ossia venti permanenti che danno spesso vita ad estese nubi temporalesche sull’Africa centrale e l’Oceano Indiano, nubi che scorrono lentamente da est verso ovest; in alcuni rari casi uno di questi ammassi nuvolosi si stacca dalla circolazione principale e tende a deviare verso nord-ovest, salendo molto lentamente di latitudine mentre entra a contatto con il caldo Oceano Atlantico.

Mano a mano che va verso nord però la piccola perturbazione incontra forze sempre più intense che la spingono a ruotare su se stessa, generando una depressione; se al di sopra dell’ammasso nuvoloso è poi presente una intensa corrente a getto, e se inoltre l’acqua del mare ha una temperatura al di sopra dei 26°C (lungo tutto il percorso della perturbazione), la depressione si approfondisce con estrema rapidità, grazie anche alla grande quantità di vapore acqueo offerta dall’Atlantico.

Ecco che allora la rotazione si fa sempre più rapida ed il raggio di azione della depressione si restringe a poche centinaia di chilometri; a questo punto la forza centrifuga (quella che ad esempio ci spinge verso l’esterno quando in macchina affrontiamo una curva ad alta velocità) può generare un “occhio”, ossia un’area circolare di qualche chilometro di diametro, con cielo completamente sereno e vento calmo nel bel mezzo della struttura depressionaria stessa.

Se i venti che spirano all’interno della struttura continuano ad aumentare di intensità e superano i 110-125 km/h circa, allora si parla di uragano; a questo punto l’intenso corpo nuvoloso (se non è estremamente vigoroso) riprende gradualmente il suo viaggio verso est o addirittura verso sud-est, seguendo le correnti oceaniche più calde, e dirigendosi (nel 70% dei casi) verso il Golfo del Messico.
Spesso poi gli uragani attraversano l’America centrale, sconfinando sul Pacifico, e continuando la loro corsa verso l’Asia orientale.

Visti i passi che abbiamo seguito per portare l’uragano alla piena “maturità”, possiamo ben dire che il Mediterraneo non corre assolutamente il rischio di essere investito da una tempesta di tali proporzioni; difatti bisogna considerare il fatto che:

1) le forze di rotazione interne all’atmosfera alle nostre latitudini non sono così intense e ben equilibrate fra di loro, come lo sono fra il 10° ed il 25° parallelo.

2) Il Mediterraneo può raggiungere i 26°C di temperatura, o addirittura superarli, ma solo in alcuni tratti e prevalentemente in superficie.

In verità in alcuni rari casi si possono formare dei cicloni molto intensi, che possono assomigliare ad uragani in miniatura; non sono comunque in grado di raggiungere la potenza delle grandi tempeste tropicali, ed inoltre nel 95% dei casi hanno una vita di sole 12-18 ore, dato che la loro nascita richiede condizioni atmosferiche molto particolari.
Autore : Lorenzo Catania