00:00 22 Novembre 2003

Le caratteristiche delle Onde di Bjerkness

Cosa sono? Quali conseguenze portano sul tempo?

Le caratteristiche delle Onde di Bjerkness

Quando si va a fare una analisi delle caratteristiche dell’atmosfera, guardando in particolare alle alte quote (attorno ai 9-11 km di altezza), sappiamo che il ruolo più importante nell’evoluzione del tempo viene svolto dalle due correnti a getto: quella polare e quella subtropicale.

Questi lunghi “nastri” di venti molto intensi spesso scorrono velocemente da ovest verso est, raggiungendo velocità prossime ai 300-350 km/h, grazie anche alla bassa densità dell’aria a simili altezze (e quindi al minor attrito).

Il compito principale delle correnti a getto è quello di ridistribuire il più uniformemente possibile l’energia termica in arrivo dal sole alle medie latitudini, e quindi a seconda delle esigenze esse tendono a rallentare cominciando a formare delle vere e proprie onde lungo i meridiani.

Le ondulazioni che si creano sono a volte molto ampie (fino a 5000-6000 chilometri) e permettono ad aria calda di viaggiare verso nord, o viceversa ad aria fredda di scendere verso basse latitudini; esse sono chiamate “Onde di Rossby” e si possono riconoscere abbastanza bene osservando una immagine satellitare, in quanto lungo il loro profilo si sviluppano estese perturbazioni in quota.

Se però consideriamo una singola Onda di Rossby, scopriamo che essa può essere sede di altre ondulazioni più piccole (300-400 km di ampiezza) ma più pronunciate, dette Onde di Bjerknes (dal nome di un altro personaggio illustre); esse mettono a diretto contatto masse d’aria con caratteristiche di temperatura ed umidità opposte, perciò favoriscono lo sviluppo di intensi sistemi frontali, con piogge estese e fenomeni temporaleschi anche violenti.

In generale le Onde di Bjerkness sono quelle che portano i peggioramenti veri e propri sulla nostra Penisola dopo un periodo di variabilità, provocando anche un calo della temperatura a seguito del loro passaggio.
Autore : Lorenzo Catania