00:00 6 Aprile 2020

ANTARTIDE: un tempo al posto dei ghiacci c’erano foreste!

Scoperti in Antartide i resti fossili di una foresta pluviale di 90 milioni di anni fa.

ANTARTIDE: un tempo al posto dei ghiacci c’erano foreste!

La rivista Nature pubblica uno studio del Centro Helmholtz per la ricerca polare e marina dell’Istituto tedesco Alfred Wegener, con Johann Klages e l’Imperial College di Londra. 

Secondo la ricerca durante il Cretaceo il clima al Polo Sud era clamorosamente caldo, con temperature medie annuali di 12°C.

L’analisi è stata condotta sui sedimenti raccolti nel 2017 nel mare di Amundsen, nella regione occidentale dell’Antartide, a circa 30 metri al di sotto del fondale oceanico, utilizzando la nave rompighiaccio tedesca Polarstern.

Sono stati riportati alla luce i resti di una foresta del Cretaceo, con tracce di pollini, spore vegetali e radici, un paesaggio simile a quello delle foreste pluviali in Nuova Zelanda. 

A rendere in passato le temperature così miti era l’elevata concentrazione dei livelli atmosferici di anidride carbonica. Il periodo del medio Cretaceo, all’incirca tra 115 e 80 milioni di anni fa, è considerato dagli studiosi il più caldo degli ultimi 140 milioni di anni, con temperature superficiali dei mari ai Tropici di circa 35 gradi e un livello delle acque più elevato di 170 metri rispetto a quello attuale.

In questo periodo si susseguono le notizie sulla fusione dei ghiacci nella penisola antartica, collegata all’inquinamento ambientale su base antropica.
 
Bisogna però sottolineare per l’ennesima volta che la penisola antartica è situata sul margine più settentrionale dell’omonimo continente, separata e non morfologicamente innestata nel resto dell’Antartide, ad una latitudine di 69°30’S, che, rapportata all’emisfero boreale, corrisponde alla latitudine della penisola scandinava centrale, che, come ben sappiamo, è libera dai ghiacci per molti mesi dell’anno.

Il fatto, poi, di scoprire che quanto si osserva oggi sia già successo in passato e, ancor di più, notare che anche in passato tutto fosse associato ad elevati livelli di CO2 nell’aria, evidenzia che, probabilmente, l’aumento della concentrazione di anidride carbonica potrebbe anche essere una conseguenza e non necessariamente una causa dell’incremento termico globale.

Questo non scagiona l’uomo dai suoi comportamenti scellerati ma tiene aperto il dibattito su come si potrebbe approcciare il discorso anche in modo diverso, cosa che invece non passa mai dai saggi sull’argomento (tanti) ai media, come se si volesse instradare la popolazione verso un’unica verità.

 

Autore : Report di Pier Paolo Talamo, riduzione e completamento Alessio Grosso