Arriva l’aria fredda in QUOTA…ecco gli effetti al SUOLO
Temporali, rovesci e a volte anche la GRANDINE...

La quota e il suolo: due entità distinte, che però tendono ad influerzarsi reciprocamente. Nell’immaginario collettivo la temperatura dell’aria tende a diminuire all’aumentare dell’altezza. Questo è in gran parte corretto, anche se non sempre la situazione risulta così semplice.
A parità di umidità, l’aria fredda pesa di più rispetto a quella calda. In una notte invernale, serena e senza vento, i fondovalle sono spesso assai più freddi delle vette, proprio per questo fatto. Anche in Pianura Padana, nei mesi invernali, è assai frequente il fenomeno dell’inversione termica, che crea spesso banchi di nebbia, oltre ad intrappolare le sostanze inquinanti in prossimità del suolo.
L’inversione termica, di conseguenza, si ha quanto l’aria in quota è più calda rispetto a quella presente al suolo. Questa situazione è tipica delle alte pressioni, che favoriscono quindi la stabilità.
La situazione opposta, invece, si ha quando ad una certa quota è presente una massa d’aria molto più fredda rispetto al suolo. Secondo le leggi della fisica, questa situazione è instabile, nel senso che non può mantenersi a lungo.
L’aria fredda, pesando di più, scalza quella calda sottostante. L’aria calda e umida scalzata si solleva dando origine a nubi a sviluppo verticale foriere di temporali e rovesci.
Il temporale, in questo caso, è il mezzo che la natura adotta per far precipitare il freddo dalla quota verso il suolo, tentando di creare un maggior equilibrio termico tra le varie altezze. L’aria fredda in quota, di conseguenza, si rovescia al suolo tramite i sistemi temporaleschi. Ecco quindi il tracollo termico che si ha ogni qualvolta transita un temporale. In primavera, all’interno di esso, possono inoltre vedersi fiocchi di neve anche se la temperature è di molto sopra lo zero.
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Autore : Paolo Bonino