Primi bilanci di un’ondata di gelo e neve eccezionali
Mancano ancora i dati ufficiali, che saranno resi noti probabilmente solo a fine mese, ma l'ondata di gelo e neve che ha sconvolto gran parte del Paese è già storia.

PERCEZIONE
Il freddo si ricorda nel tempo, ma la neve molto di più. Siccome molti di noi non vivono più in mezzo alle campagne e non si riscaldano a legna ma con metano e gasolio in appartamenti in cui si misurano almeno 23°C costanti, la percezione del freddo avviene solo per quei pochi minuti in cui da casa raggiungiamo l’ufficio, e la sera quando facciamo ritorno alla nostra abitazione, troppo poco anche per ricordare nel tempo un -10°C o più, per giunta con basso tasso di umidità dell’aria. Le cose cambiano se al grande freddo aggiungiamo anche molti centimetri di neve. La neve abbondante resta nella memoria collettiva, perchè condiziona molto di più il vivere quotidiano dell’Italia iper-tecnologica di oggi. Figurarsi se quei molti centimetri diventano metri e rimangono al suolo per giorni e giorni, talora settimane. In quel caso quell’evento entrerà nella memoria collettiva di chi l’ha vissuto e non ne uscirà più. Se poi la neve cade in zone dove si vede raramente, ancor più quelle poche ore di fiocchi, non solo rimarranno saldamente memorizzate, ma sul’onda dell’emozione ci faranno credere di vivere al centro del mondo e che una nuova era glaciale sia prossima.
PARAGONI
E’ sempre difficile paragonare un evento storico eccezionale ad un altro. Lo si fa generalmente tenendo conto di che valori termici sono stati raggiunti, per quanto tempo, che estensione geografica hanno raggiunto, si valuta se siano stati o meno influenzati da precedente innevamento al suolo. Si guarda poi all’estensione delle nevicate, alla loro abbondanza, alla persistenza. Si esce infine da un ambito nazionale per verificare il tutto su scala europea. C’è però da considerare anche i luoghi nei quali l’ondata si è manifestata con meno intensità o con minore impatto sulla popolazione. Quella del febbraio 2012 al momento, in mancanza ancora di dati definitivi ed ufficiali e limitando l’analisi ai soli mesi di febbraio, supera nel suo complesso quella del 91 e facilmente si raggiunge almeno il 56 o addirittura il febbraio del 29 per alcune punte sia termiche che di accumulo nevoso. Un po’ forzato invece a nostro giudizio un paragone con l’85, dove l’ondata di freddo e gelo si è verificato nel mese notoriamente più freddo dell’anno, con conseguenze tra l’altro molto diverse sia sul piano termico che su quello della distribuzione delle nevicate.
TEMPERATURE
Le punte di -24°C in pianura sul Piemonte rimarranno certamente nella storia, così come una Valpadana centro-occidentale innevata per almeno 15 giorni consecutivi e quasi sempre in molte località sotto zero anche di giorno. Il grado più o il grado meno si valuterà quando si avranno tutti i dati a disposizione. Certo il freddo più tosto è rimasto ancorato al nord Italia, o meglio al nord-ovest, ma non sono mancate punte eccezionali di -20°C e stamane anche di -28°C nelle zone interne del centro. Per il Triveneto l’ondata di gelo e neve invece non ha assunto affatto il carattere dell’eccezionalità, mentre lo sta assumendo la mancanza di precipitazioni nevose, che risente di un autunno completamente asciutto.
Anche al sud nessuno ricorderà questa ondata di freddo e neve per temperature particolarmente rigide e oltretutto non è nevicato a Napoli, salvo ai Camaldoli, non è nevicato a Palermo, nè tantomeno a Reggio Calabria.
NEVICATE
Resteranno nel ricordo di tutti come evento probabilmente unico e difficilmente ripetibile in tempi brevi, gli eccezionali accumuli del Cesenate, Riminese, Forlivese, Pesarese, Urbinate e di gran parte delle Marche, dell’Abruzzo, del Lazio interno, specie nel Frusinate. Abbondantissimi e storici anche i fiocchi nell’alto Molise, della Campania interna, ancora da valutare, perchè in corso, le nevicate all’estremo sud. Resterà ben poco invece a Firenze di questa ondata di gelo e neve. Pochi fiocchi, temperature ben distanti dai grandi eventi del passato. Storiche invece resteranno le nevicate all’Elba, in Costa Smeralda in Sardegna, al Giglio, e soprattutto, checchè se ne dica anche a Roma, che ha contato ben due nevicate importanti e due temporali di neve, più altri micro-episodi, con accumuli che in alcuni casi hanno battuto i record del 1986. Su tutti ha colpito la situazione del Cesenate, del Riminese e dell’Urbinate.
FUSIONE della NEVE
Il pericolo che tutta la neve possa fondersi in un sol colpo determinando una forte alluvione sulle zone interessate dagli accumuli maggiori è scongiurato. Non sono attese situazioni atmosferiche tali da provocare brusche fusioni del manto nevoso. Certamente siamo entrati nella seconda metà di febbraio e la fusione risulterà più rapida in caso di forte soleggiamento o in giornate nuvolose con temperature al di sopra dello zero, ma non sono previste nè spaventose libecciate, nè tantomeno sciroccate tali da provocare l’ingrossamento di fiumi e torrenti in poche ore.
ALPI con POCA NEVE e PREOCCUPAZIONE GHIACCIAI:
Che piaccia o no persiste una situazione di grave disagio sulle Alpi. Chi vede le piste spelacchiate spesso non prenota le settimane bianche, con grave ricaduta sul turismo e dunque con perdita di posti di lavoro. E’ appena il caso di ricordare che la provincia di Cuneo, poco prima che cadessero i provvidenziali 50cm di fine gennaio, stava per chiedere lo stato di calamità naturale per la totale mancanza di neve da inizio stagione sino a quella data, con alberghi vuoti e personale a casa. Anche questa è emergenza. Le Alpi trainano il nostro turismo, i ghiacciai sono un’importante riserva d’acqua e dunque è lecito preoccuparsi se per mesi non vedono un solo fiocco di neve.
Autore : Alessio GROSSO
