“E quando l’ultimo rintocco…”
Un primitivo, semplice, ingenuo quadro naif.
“E quando l’ultimo rintocco rimbalzò nella valle spegnendosi all’orizzonte, e quando l’ultimo passante scomparve in un uscio, il silenzio cadde immobile, inviolabile sul fragrante manto bianco, mentre una luce fece la sua apparizione sul retro della montagna”
Scrissi questa poesia per un concorso scolastico a 12 anni.
Quell’immagine fanciullesca del paesino di montagna sperduto nel cuore dell’inverno mi ricordava i quadri naif e molte località remote e abbandonate delle nostre Alpi, come la Valle dell’Orco in Piemonte, la nascosta Val di Funes, in Alto Adige, ma anche Vallepietra sui Simbruini, Leonessa a nord del Terminillo, ma anche Valtopina in Umbria.
Quanto sarebbe bello ritrovare la montagna per quello che sapeva offrire: le anziane signore che uscivano a far legna per alimentare il fuoco del camino, i falegnami che intagliavano il legno per passare l’inverno, i contadini che si guadagnavano da vivere vendendo il latte delle mucche e poi quelle belle nevicate silenti, mai interrotte dal rumore dei gatti delle neve, dagli schiamazzi degli sciatori o dal cigolio meccanico degli impianti di risalita.
Era la montagna autentica, quella dove la vita era fatta di piccoli gesti di solidarietà, dove il rispetto per la natura, nonostante le indubbie difficoltà, era insito nel DNA della gente che popolava quelle zone fiabesche; ora quel mondo è quasi scomparso, soffocato dal brutale assalto del turismo di massa.
Ma il sogno del bambino rimane…
Autore : Alessio Grosso