09:05 24 Febbraio 2026

NEVICATE tardive in pianura sempre in agguato tra marzo ed aprile (video)

Con il grande freddo accumulato tra Polo, Russia e Canada, non è escluso che possano verificarsi ondate di freddo e nevicate tardive sino in pianura tra marzo ed aprile.

NEVICATE tardive in pianura sempre in agguato tra marzo ed aprile (video)

Uno si aspetta la neve per tutto l’inverno, si prepara magari ad un bianco Natale e poi invece il nulla, salvo poi trovarsi a partire per la settimana bianca nientemeno che.. a Pasqua.

In Italia tutto ciò è del tutto normale, perchè le nevicate tardive, quelle per intenderci che si verificano tra marzo ed aprile, sono tutt’altro che infrequenti sul nostro territorio e non solo in montagna.

Quando la primavera avanza si crea infatti un intenso scarto di temperatura tra le medie e le alte latitudini. Il gran freddo che staziona sulla calotta polare, quasi intatto sino a primavera inoltrata, può in alcuni casi venire risucchiato verso le latitudini mediterranee dove crea forti contrasti all’origine di rovesci e temporali.

Sull’Italia in primavera i suoli vengono generosamente riscaldati dal sole, pertanto l’aria fredda arriva dapprima in quota, salvo poi rovesciarsi verso il suolo in alcune tipiche situazioni di tempo instabile.

Avete mai pensato cosa significhi il termine “rovescio“? Cosa si rovescia? Ma certo, insieme ad eventuali precipitazioni si rovescia proprio l’aria fredda dalle quote superiori verso il suolo. Improvvisamente ci troviamo insomma con due stagioni sovrapposte, la primavera nei bassi strati e l’inverno alle quote superiori. Un rovescio, un temporale primaverile scarica quindi queste residue “sacche di inverno” verso il suolo. Possono nascere così le nevicate tardive.

Sono nevicate sempre associate a intense precipitazioni, che possono avvenire anche con temperature fino a 4-5 gradi al di sopra dello zero e che possono abbassarsi velocemente verso le quote collinari o addirittura la pianura. Si ricordi in tal caso l’eccezionale evento che portò la neve su diverse zone della pianura Padana (anche a Milano) il 17-18 aprile del 1991, che trova riscontri solo il 14-15 aprile del 1962, a Modena caddero 3cm di neve e il 6 maggio del 1963.

Ecco quello ancor più eccezionale (qui però eravamo in un altro contesto climatico generale) che imbiancò l’Emilia il 3 aprile del 1836 (7 centimetri a Modena) e il 6 maggio del 1861 con un temporale di neve.

Le nevicate primaverili sono caratterizzate da una precipitazione nevosa spesso di tipo pallottolare, la cosiddetta neve tonda. La neve tonda può essere intesa come una via di mezzo tra la neve a fiocchi e la grandine. In caso di temporali normalmente la cronologia di una nevicata tardiva vede dapprima cadere la neve tonda, ancora mista a pioggia poi, quando la colonna d’aria si raffredda dall’alto, la neve a fiocchi.

Fiocchi grandi, veri fazzoletti al cielo. Se la neve tonda per le proprie caratteristiche fisiche sembrava avere un buon coefficiente di attecchimento al suolo, la neve a fiocchi invece fatica a rimanere al suolo, un suolo che solitamente è decisamente più caldo dell’aria. In questo caso l’intensità della precipitazione fa la differenza. 

In montagna si tratta per contro delle nevicate più abbondanti dell’anno, sia per la maggior quantità di umidità a disposizione (l’aria è meno fredda e quindi più umida rispetto all’inverno), sia per un miglior coefficiente di attecchimento anche alle alte quote (temperature di poco sotto lo zero consentono miglior attecchimento rispetto a valori molto freddi con la neve polverosa soffiata dal vento).

Le nevicate tardive si risolvono in autentiche bufere di breve durata e che poi concedono rapidamente il ritorno del sole primaverile, la quiete dopo la tempesta. Ma che tempeste…

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