In un Paese ormai sommerso dal cemento…
Riecheggiano le parole di Celentano, scritte nel 1966. Ecologia ed ambiente non erano ancora temi alla moda ma l'amore per la natura del cantante è genuino e va rispettato.
"Non so, non so, perchè continuano a costruire le case, e non lasciano l’erba, e non lasciano l’erba".
E ancora "solo case su case, catrame e cemento", senza dimenticare "ma come fai a non capire, è una fortuna per voi che restate, a piedi nudi a giocare tra i prati, mentre là in centro io respiro il cemento".
Questa canzone dice tutto. Dice che ormai è difficile trovare un angolo di verde più grande di un fazzoletto nelle nostre città e si progettano strade, autostrade, nuove colate di cemento pronte a soffocare la natura, in nome della modernità e del progresso ma anche della necessità di fronte ad un’invasione territoriale incontrollata.
E’ davvero una bomba demografica quella che ci apprestiamo a veder esplodere in un territorio come il nostro, fragile, inadatto ad ospitare anche solo altri 2-3 milioni di persone. In nome del diritto d’asilo, in nome della fraternità, dell’accoglienza, per carità tutti valori condivisibili, avveleneremo ulteriormente l’ambiente in cui viviamo con il risultato di far morire presto di cancro anche gli ultimi arrivati oltre a noi.
Quando non ci sarà più un solo metro quadro libero forse cominceremo a renderci conto dello scempio che si è perpetrato. Ma forse sarà troppo tardi e forse molti di noi non ci saranno neanche. Chissà dove sarà la nostra via Gluck.
Autore : Alessio Grosso