Il sud e i suoi nubifragi, quando la paura arriva dall’Africa
Dall'Africa non arrivano solo i famosi e roventi anticicloni ma anche velenose e profonde depressioni foriere di nubifragi, talora di particolare gravità. Le nostre regioni meridionali e le Isole Maggiori in prima fila davanti a queste prove di forza della natura.

Settimane e settimane di sole e caldo, poi di colpo "booom"! arrivano i nubifragi. Sembrano quasi materializzarsi dal nulla, costruendosi dall’oggi al domani senza apparente legame logico con il filo conduttore sull’andamento dell’estate. Ci troviamo nelle nostre regioni meridionali e nelle nostre Isole Maggiori: da dove nascono e perchè prendono forma queste vere e proprie bombe d’acqua?
Le cause scatenanti di fenomeni così violenti hanno sempre origine da una concomitante azione sinergica di più fattori. Il Mediterraneo, anzitutto è il mare più ciclogenetico del mondo. Lo è in quanto circondato da catene montuose che, come sappiamo, agevolano lo sviluppo delle ciclogenesi. Lo è anche perchè il Mare Nostrum si trova lungo la traiettoria delle correnti occidentali, intendendo con questo l’incrocio tra masse d’aria diverse giudate dalla corrente a getto polare e/o da quella subtropicale.
Alla fine dell’estate e nella prima parte dell’autunno i contrasti tra le medie e alte latitudini si fanno più netti e profondi, mentre il mare spriogiona il massimo del suo potenziale calorico. Ne derivano condizioni estremamente favorevoli allo sviluppo dei tipici cicloni mediterranei. Questi ultimi acquistano particolare potenza laddove traggano la loro origine dal nord Africa. Si, perchè dal nord Africa non arriva solo il classico anticiclone.
Solitamente parte tutto da una saccatura nord-atlantica e colma di aria fredda, particolarmente allungata in senso meridiano, che riesce ad agganciare la corrente a getto subtropicale all’altezza dell’Algeria. Sottovento all’asse di questo sacco depressionario (quindi ad est dello stesso ossia tra Tunisia, Libia e Mediterraneo centrale) inizia a risalire aria molto calda originatasi sul nord Africa, la quale tende a invorticarsi nello scavalcamento della catena dell’Atlante.
Il successivo scorrimento sul mare, anch’esso caldo, carica il flusso di imponenti quantitativi di energia potenziale, pronta a sfogarsi sotto opportune condizioni sinottiche, sfogo che porta i suoi massimi frutti sulle nostre regioni meridionali e sulle Isole Maggiori. L’incalzare dell’aria fredda nord-atlantica sotto la spinta di un classico fronte in avvicinamento da ovest, fornisce poi la miccia finale per l’innesco di strutture nuvolose temporalesche foriere anche di violenti nubifragi.
La convezione temporalesca marittima porta ad una ulteriore liberazione di calore, quello latente dovuto all’imponente processo di condensazione, e può anche degenerare in strutture cicloniche di tipo tropicale, ossia a cuore caldo. L’ulteriore forzante orografica opposta dall’impatto di queste masse nuvolose contro i rilievi montuosi siculi e sardi orientali, nonchè su quelli ionici calabresi e lucani e su quelli tirrenici della Campania, fornisce una ulteriore elemento di rinforzo della fenomenologia che può spesso degenerare in eventi alluvionali di particolare gravità.
Autore : Luca Angelini