Come potrebbero agire sull’Europa le anomalie delle temperature superficiali oceaniche? (seconda parte)
Il coupling oceani-atmosfera è uno dei meccanismi che il clima utilizza per mantenersi intorno al suo punto di equilibrio. Il concetto è sempre quello di distribuire in modo ottimale il calore solare che incide sulla superficie terrestre in modo molto diverso a seconda della latitudine.


Nella prima parte della nostra trattazione, che non ha certo la pretesa di essere esaustiva, ma di porre le basi minime indispensabili per comprenere l’argomento, abbiamo sottolineato l’importanza del coupling oceani-atmosfera, quel meccanismo che vede implicati nelle vicende climatiche le forzanti oceaniche, le controreazioni atmosferiche e viceversa.
Abbiamo visto anche quanto importante siano le anomalie dell’Atlantico, poichè poste a monte della circolazione occidentale che ci interessa. Abbiamo analizzato quanto avviene in caso il settore centrale dell’oceano sia interessato da una anomalia calda. Ora vediamo cosa accade con la situazione opposta.
Può accadere di trovare sul medio Atlantico una anomalia che rechi acque più fredde della norma, dovuta all’evoluzione dell’onda oceanicha calda tropicale che lungo il letto della Corrente del Golfo va a concentrarsi e a infrangersi sull’Atlantico settentrionale oltre il Circolo Polare Artico. In questo caso la circolazione delle medie latitudini viene parimenti deviata, ma questa volta in senso antiorario attorno all’anomalia negativa.
In questo modo la corrente a getto polare intraprende una traiettoria molto più meridionale che lo porta a fare il suo ingresso frequente anche sul bacino del Mediterraneo, spesso interessato dal transito di intense perturbazioni atlantiche. Nel corrisponde una fase di tempo prevalentemente improntato alla dinamicità atmosferica e interessato da piogge frequenti.
Da notare anche il fatto che l’anomalia calda alle alte latidudini va a minare alla radice il vortice polare promuovendo in questo modo la discesa delle masse di aria fredda verso le latitudini europee, sotto forma di aria polare marittima, foriera di ulteriori complicazioni a livello precipitativo, anche in sede mediterranea.
Insomma, ricapitolando queste ipotesi (perchè in effetti di questo si tratta vista la gran quantità di studi anche di livello accademico al momento in corso) possiamo dire che il Mediterraneo e l’Italia risentono degli influssi generati dalle anomalie oceancihe, in particolare di quelle atlantiche, poste subito a monte delle nostre vicende atmosferiche. In caso di un Atlantico centrale caldo, maggiori saranno le probabilità di avere lunghe fasi anticicloniche e asciutte, condite di quando in quando da fugaci ma poco produttive irruzioni fredde invernali (principalmente dirette verso le nostre regioni meridionali). In caso di Atlantico centrale freddo ecco arrivare le perturbazioni atlantiche a scapito di periodi anticiclonici più brevi e da una dinamicità atmosferica complessivamente maggiore, con il centro-nord dell’Italia in particolare maggiormente interessato dalle precipitazioni.
Il tutto è da intendersi naturalmente inserito entro altro forzanti oceanico-atmosferiche, come quelle citate nella prima parte di questo articolo (ENSO pacifico e MJO tropicale), a dimostrazione di una macchina climatica estremamente complessa che siamo forse ancora troppo indetro per poter comprendere appieno.
Autore : Luca Angelini
