00:00 30 Ottobre 2009

La verità sull’Artico, ecco i numeri

Giunto con impressionante regolarità cronologica il consueto set di notizie preconfezionate riferito ai ghiacci artici, votate con sapiente abilità psicologica a incanalare forzatamente il pensiero dell'opinione pubblica verso una falsa non verità. Naturalmente noi non potevamo tacere, per noi parlano solo i numeri.

La verità sull’Artico, ecco i numeri

Apri il giornale; solitamente lo fai di prima mattina, quando gli occhi ancora inturgiditi dal sonno recentemente spezzato da una sveglia impietosa, cadono là dove i titoli troneggiano con le loro tonalità più forti. La naturale selezione della mente umana, abituata dall’alta velocità del mondo moderno a filtrare automaticamente solo quello che è potenzialmente degno di interesse, porta il nostro sguardo a cadere inevitabilmente su quello che ci vogliono far leggere.

Ma cosa ci vogliono far sapere questi titoloni scritti a caratteri cubitali? “Artico senza ghiacci nel 2040”. Leggi, capisci poco e ti spaventi molto ma non basta. Il variegato corollario di stampa ti invoglia a imbracciare un altro giornale e leggi ancora: “Ghiacci artici in pericolo, spariranno dal 2100”. Dopo aver letto con altrettanta apprensione le prime righe passi oltre ma ancora non è tutto. Ci sono anche i quotidiani gratuiti che naturalmente non possono mancare nell’aria inquinata del mattino durante il tragitto da casa al posto di lavoro. In prima pagina la musica non cambia: “Artico senza ghiacci? Mancano 20 anni”.

Morale: ancora prima di arrivare sul posto di lavoro la tua espressione inebetita da tale minestrone di matematica “approssimata” eguaglia con sconcertante somiglianza lo straordinario e azzeccatissimo sguardo bovino di Fantozzi davanti alla sua immancabile iella giornaliera.

La maggior parte della gente digerisce inconsapevolmente il rospo. “Ma come staranno veramente le cose?” si chiedono invece i più lucidi e attenti. Si, perchè se la maggior parte delle persone mangia ancora la foglia, qualcun’altro ha invece già capito il trucco dell’ola mediatica e va ad approfondire nelle sedi opportune. E’ quello che abbiamo fatto noi, se non altro per la nostra posizione di testata a divulgazione scientifica libera da schemi preconfezionati, giri illustri o necessità di sbancare il botteghino.

Ripulita la farcitura subliminale e accantonato il gossip da strapazzo inserito a volte per insaporire le menti più sfuggevoli, siamo venuti al dunque e, come al solito, abbiamo scoperto quello che avevamo immaginato fin dall’inizio: è la solita bufala.

I numeri più recenti ci fanno sapere che alla fine di settembre l’ammontare dell’estensione glaciale sui bacini artici è stata superiore di 1,06 milioni di kmq rispetto allo stesso periodo (il minimo annuale) del 2007 e di altri 690 mila kmq sopra il valore del 2008. Nonostante questo nel trend dell’ultimo trentennio, perchè dal 1979 sono partite le misurazioni satellitari, i ghiacci artici hanno perso l’11% per decade e risultano pertanto sotto tale media di 1,68 milioni di kmq.

Mentre scriviamo la calotta artica, pur in crescita un po’ lenta a causa dell’attuale debolezza del vortice polare che disperde aria fredda alle medie latitudini, ha già recuperato dall’estensione minima annuale di settembre 2,57 milioni di kmq e ammonta a 7.932.031 kmq. Per la fine del prossimo inverno ci attendiamo che la banchisa raggiunga il suo valore massimo pari a quasi 15 milioni di kmq.

Come vedete questo è il normale trend annuale dei ghiacci artici. Ogni estate la supericie viene depauperata ai minimi termini per poi riformarsi durante l’inverno successivo, secondo le regole che, volenti o nolenti, la Natura ha disposto dall’inizio dei tempi. Le principali zone di ammanco risultano quella del Mare di Barents, sul lato euro-asiatico e quella del mare di Bering tra Siberia e nord America. Il tutto a causa dei flussi oceanici caldi inseriti nei nastri trasportatori che, volenti o nolenti, viaggiano secondo le normali regole disposte da Madre Natura.

“Ma allora cos’è tutto questo allarmismo?” Vi abbiamo già risposto: è la solita bufala.
Autore : Luca Angelini