Un autunno così perturbato prepara un inverno con la NEVE: ecco cosa c’è di vero
Molti già sognano un inverno nevoso sull'Italia, viste le premesse autunnali così dinamiche e lontane dalle lunghe fasi stabili e miti o calde del recente passato. Vediamo di capire se davvero le premesse sottendono queste bianche conseguenze.
dpatopbilder - Ein Auto fährt am 16.01.2016 bei Muggenbrunn (Baden-Württemberg) an einem Schneewarnschild vorbei. Foto: Patrick Seeger/dpa +++(c) dpa - Bildfunk+++
Un autunno che parte con un vortice polare così basso di latitudine, seppur non bassissimo, con tante perturbazioni cariche di pioggia che bagnano molte regioni italiane (ma non il sud purtroppo) è un bel segnale per l’inverno, o meglio: sarebbe un bel segnale, se le stagioni fossero quelle degli anni ’70 ed inizio anni ’80 (o anche di qualche annata fortunata più recente degli anni 2000).
Il punto è che poi, all’improvviso, sul finire dell’autunno da alcuni anni ormai si manifesta una pesante anomalia barica, cioè si forma un anticiclone mostruoso che mette una pietra sopra le velleità nevose dell’inverno. E questa è una delle tante cause della crisi dei ghiacciai, che non ricevono nei mesi invernali adeguate scorte di neve, oltre naturalmente a temperature sempre troppo alte. Ecco una mappa che mette in evidenza proprio la presenza di questi anticicloni MOSTRUOSI che ci raggiungono spesso sotto Natale:

Lo scorso anno questo trend negativo si è interrotto improvvisamente ed è piovuto e nevicato molto, soprattutto in primavera seppur a quote medie e medio-alte. Potrebbe essere il segnale di un’inversione di tendenza o solo un fatto occasionale? Il punto è che, nonostante l’estate molto calda e asciutta che ha interessato gran parte del Mediterraneo, questo flusso perturbato non si è mai del tutto fermato e, a più riprese, ha continuato ad investire le Alpi e parte del nord, salvo una pausa tra metà luglio e metà agosto.
Ipotizzare dunque che questo trend perturbato prosegua non è reato, anche se dovrà fare i conti con il fisiologico rafforzamento del vortice polare, che potrebbe indirettamente rafforzare gli anticicloni alle medie latitudini e limitare dunque l’apporto precipitativo sull’Italia proprio in inverno.
E’ però la prima volta dopo almeno un decennio che settembre non si mostrava tanto instabile e anche caratterizzato da una rara irruzione fredda di notevole portata e che l’ottobre non rincarava la dose con questi ulteriori passaggi perturbati. Basti pensare che in molte aree del nord Italia, anche di pianura, nelle case fa già freddo perchè le temperature sono scese sotto i 20°C.
Dunque è chiaro che, se continuasse così, con l’inserimento di aria sempre più fredda con il procedere della stagione e la diminuzione dell’insolazione, le precipitazioni potrebbero assumere carattere nevoso a quote progressivamente più basse.
Ma cosa dicono le proiezioni fino a Natale? Mostrano momenti anticiclonici, non duraturi, alternati a momenti perturbati, più o meno incisivi, come mostrano le due mappe seguenti:

La prima, in alto, mette in evidenza un flusso perturbato solo parzialmente disturbato dall’alta pressione con correnti da nord-ovest sull’Italia e tempo variabile (ma con tendenza al favonio al nord-ovest), la seconda mette in evidenza uno sbilanciamento (ma siamo a fine anno) dell’anticiclone verso nord con depressione centrata al suolo e ingresso di aria fredda da est con conseguenti nevicate a quote basse in Appennino:

Nessuna carta barica per il momento mostra anticicloni duraturi, quindi di grande rilevanza, in grado di condizionare il tempo per settimane, ma si tratta pur sempre di proiezioni, prendete tutto con beneficio di inventario.