00:00 22 Luglio 2001

Un cumulo in trasformazione

Quando un cumulo diventa pericoloso

Sembra un cavolfiore, panna montata, richiama l’attenzione dei bambini, sembra il capolavoro di un pittore, un elemento coreografico che riempie il panorama di una bella località marittima o montana; in realtà il cumulo può diventare una nube pericolosa che, se sottovalutata, può catapultarci in una forte tempesta di pioggia, grandine, fulmini e raffiche di vento.

Lo sviluppo di un singolo cumulo dipende da molti fattori: prima di tutto l’aria deve essere instabile ma in quota non deve esserci troppo vento, l’umidità è un altro parametro importante, più l’aria è umida alle quote superiori, più sarà vasta la formazione cumuliforme.

L’atmosfera torbida però non favorisce uno sviluppo cumuliforme troppo netto: la foschia infatti riduce l’intensità dei raggi solari che scaldano meno il terreno e le termiche impiegano più tempo a staccarsi e raggiungere gli strati più alti della troposfera per formare la nube.

Ad esempio favoriscono le ascendenze un prato asciutto, un parcheggio asfaltato, una zona rocciosa, la sabbia; le inibiscono i prati bagnati, le zone innevate, i boschi, i fiumi e i laghi.

Il cumulus da mediocris può diventare congestus, cioè assumere una “personalità”: contorni netti, primi “ribollimenti” nella parte superiore: se tutti i parametri sono favorevoli ad un suo sviluppo, ecco la sua trasformazione in calvus e poi in capillatus incus con la caratteristica proboscide o incudine che si distende lateralmente al tetto della troposfera e provoca le prime discendenze di pioggia e grandine.

A quel punto ha inizio lo spettacolo pirotecnico di lampi, fulmini e tuoni: le raffiche di vento alimentano le ascendenze e convergono verso il centro della tempesta.
Autore : Alessio Grosso