00:00 5 Febbraio 2009

Lotta tra indici, ecco perchè il grande freddo non riesce a sfondare sull’Italia

Circolazione convulsa attorno all'emisfero. Gli elementi sono molti e i modelli faticano ad uscire allo scoperto. Spetta a noi interpretare le intenzioni della Natura e al momento non è compito facile.

Ognuno tira l’acqua al proprio mulino. Stiamo parlando degli indici teleconnettivi, quei parametri che ci servono per classificare una data caratteristica termica o atmosferica su una determinata zona del globo. Ora: le prossime mosse che andranno compiendosi in atmosfera saranno guidate dal complesso intrigo che vede protagoniste le temperature superficiali di alcuni settori oceanici, i venti sulla stratosfera equatoriale e l’onda convettiva sul Pacifico occidentale.

Tutto si lega e si amalgama in una contorta spirale che lega tra loro azioni e controreazioni. La sostanza del discorso prevede un vortice polare affranto a causa delle recenti vicende stratosferiche. Il nucleo superstite del lago di gelo artico tende a spostarsi dalla sua sede, occupata a breve da un anticiclone polare, e migrerà sul lato pacifico, ossia esattamente agli antipodi.

Qui, la mancanza di una resistenza opposta dall’anticiclone semi-permanente delle Aleutine, testimoniato dall’andamento dell’indice PNA in lieve risalita (indice della pressione atmosferica sul Pacifico settentrionale) darà manforte alla manovra predisponendo le correnti a getto ad intraprendere determinate traiettorie.

Sempre sul Pacifico, ma sul settore equatoriale, altri due indici sono in competizione tra loro inibendo a vicenda le proprie aspettative. Da un lato l’onda temporalesca identificata all’indice MJO (Maden Julian Oscillation) che nella sua naturale migrazione attraverso le sue fasi non riuscirà a prendere vigore a causa delle acque fredde dettate dall’attuale episodio di debole Nina.

Sul lato atlantico, in conseguenza a quanto finora esposto, abbiamo inoltre una propaggine del vortice polare che si è arenata in sede canadese e invia in sequenza verso il medio Atlantico onde perturbate in serie e non permette pertanto all’alta pressione azzorriana di stendersi verso le alte latitudini. Questo riesce a originare buoni scambi meridiani ma limita allo stesso tempo l’escursione degli stessi oltre l’orizzonte Mediterraneo.

E proprio sul mare Nostrum abbiamo altre gatte da pelare. La persistenza di un potente tiro della corrente a getto subtropicale, probabilmente invitata a nozze dall’attuale andamento dei venti stratosferici imboccati dall’indice QBO positivo e dal minimo solare, tende a “piallare” le saccature impattando le loro propaggini meridionali più avanzate con correnti occidentali molto vigorose.

Questo non permette alle saccature polari di trasformare i suddetti scambi meridiani in vere e proprie retrogressioni, quelle che sarebbero necessarie per portare il grande freddo sulle nostre regioni, anche su quelle centro-meridionali. Proseguirà anche nei prossimi giorni questo schema? Pare di si. Le incursioni perturbate si dovranno pertanto rifare ai normali scambi meridiani significando un tipo di tempo sarà spesso perturbato, a tratti anche freddo ma non gelido come potenzialmente si sarebbe potuto avere con un impianto circolatorio così favorevole, originale e dinamico come non lo si vedeva da tempo.
Autore : Luca Angelini