00:00 29 Febbraio 2008

ALLARME DIOSSINA: dalle discariche agli alimenti!

La sostanza altamente tossica prodotta dalla combustione della spazzatura contamina acqua, terreno, piante e animali. Lo rivela un'analisi condotta dal Cnr su un campione di bovinidi e ovinidi tra le province di Napoli e Caserta.

ALLARME DIOSSINA: dalle discariche agli alimenti!

Della Campania e della questione rifiuti improvvisamente non si parla più e invece bisognerebbe continuare a parlarne, e molto.

L’emergenza rifiuti non è affatto risolta, resta il pericolo peggiore per la salute degli abitanti, quella della DIOSSINA, sprigionatasi dai molti roghi appiccati per disperazione.

È in pericolo la catena alimentare, secondo quanto rivela
oggi uno studio del Laboratorio di citogenetica animale e mappaggio genetico dell’Istituto per il sistema produzione animale in ambiente
mediterraneo (Ispaam) del Cnr di Napoli.

La diossina contamina acqua, terreno e piante e provoca danni anche agli animali, in particolare alle pecore della zona. “Le discariche abusive presenti in Campania, soprattutto nelle province di Napoli e Caserta, e la sistematica bruciatura dei vari residui per ridurre al minimo il volume occupato ha comportato un notevole accumulo di inquinanti ambientali, tra i quali le diossine, sostanze altamente tossiche e cancerogene”, spiega Leopoldo Iannuzzi dell’Ispaam Cnr. “La situazione è peggiorata in questi mesi con l’incendio sistematico dei cassonetti da parte della popolazione locale, che ha inconsapevolmente favorito l’entrata nel ciclo vitale di questo veleno, che inizialmente si deposita su erba, terreno e acque, fissandosi successivamente nei tessuti degli animali che hanno ingerito cibo contaminato”.

Per controllare le condizioni degli allevamenti dell’area l’Ispaam-Cnr, finanziato dal Comune di Acerra, ha condotto due studi su pecore
esposte a bassi e alti livelli di diossine, utilizzando due test genetici sui linfociti di sangue. La diossina lascia infatti traccia a livello cromosomico, perché è in grado di alterare la struttura del Dna.

“Le due ricerche”, precisa Iannuzzi, “hanno evidenziato una notevole fragilità nei cromosomi delle pecore esposte alle diossine. In particolare, è risultata pari a 4 volte maggiore, rispetto agli animali di controllo, nelle pecore esposte a bassi livelli di diossine, e da 8 a 14 volte superiore in quelle esposte al alti livelli di diossine. Inoltre, nell’allevamento sottoposto ad alti livelli di diossine sono stati registrati numerosi casi di nascita di feti anormali e di aborti”.

I risultati sono significativi perché le pecore, che si cibano esclusivamente su pascoli naturali, rappresentano ottime sentinelle biologiche dell’inquinamento ambientale in territori a rischio.
Autore : Luca Savorani e Alessio Grosso