00:00 22 Febbraio 2001

L’ultima nevicata a La Spezia

Dopo il 7 febbraio 1991 la neve non si è più fatta vedere ed ogni inverno che passa la speranza di una sua visita si spegne sempre di più. Negli ultimi trent'anni è comparsa solo altre due volte: 18 febbraio 1968 e dal 7 al 12 gennaio 1985. E poi c'è chi si lamenta se non la vede per un anno. E io cosa dovrei dire?

L’ultima nevicata a La Spezia

L’altro giorno, mentre stavo riordinando vecchie carte e quaderni di scuola, mi sono venute tra le mani alcune fotografie riguardanti l’ultima nevicata alla Spezia. Sarebbe stato molto meglio non averle mai trovate, vista la rabbia e la delusione provata in quell’istante.

Da qualche anno a questa parte, infatti, specie dal dicembre 1996, mi sono del tutto rassegnato a vedere la Dama Bianca, fino al punto che tutte quelle poche volte che le previsioni parlano di nevicate anche in pianura sulla Riviera di Levante, io finisco sempre per non crederci. La prova tangibile è proprio quella del dicembre 96 appena citato, l’anno del mitico Burian. In breve il tempo in quei giorni.

25 DICEMBRE: min 6, max 11, sereno, in serata irrompre forte la tramontana, fino al giono 30.
26/12: min 2, max 5, sereno
27/12: min -2, max 0, sereno
28/12: min -6, max 0, sereno
29/12: min -7, max -1, sereno
30/12: min -6, max 2, nuvoloso
31/12: min -5, max 3, coperto. Nel tardo pomeriggio, con temperatura di +1, comincia a piovere e a mezzanotte il termometro sale a +4 nonostante la pioggia. Immaginatevi la delusione.

Ma torniamo al 1991 (scusatemi se ho divagato un po’, ma dovevo farvi capire da cosa deriva il mio scetticismo).
Ecco come trascorsero in realtà quelle giornate di inizio febbraio alle Grazie, il paese in cui abito.

DOMENICA 3 – “…esco da casa verso le 13:30, sotto un cielo grigio e con una costante ventilazione da NE. Aspetto sul molo mio padre per andare insieme a vedere una partita di calcio al campo sportivo. Per ingannare l’attesa, fisso il mare e le barche. All’improvviso, nell’oscurità dell’acqua che fa da sfondo alla mia visuale, intercetto un puntino bianco: alzo lo sguardo al cielo e non noto nulla. Penso subito ad un’allucinazione. E invece eccone un secondo, un terzo, un quarto. Sono fiocchi talmente piccoli che non si capisce nemmeno dove vadano a posarsi.

Nel frattempo esce mio padre e ci avviamo al campo sportivo, ma i fiocchetti ormai non cadono più. Comincia la partita, ma invece di guardare i giocatori, fisso in continuazione il cielo, gli alberi, le colline ed i giacconi neri degli spettatori, nella speranza di vedere qualche altro fiocco. Il desiderio si realizza poco dopo: scaglie di ghiaccio simili a squame cominciano a cadere dal cielo ed io, come potrete immaginare, non capisco più niente.

Lascio la partita e mi avvio verso casa sotto il nevischio che si ferma sul giaccone, ma che muta poi in pioggia. In serata tutto si placa, anche se il cielo rimane nuvoloso. Ricordo che questo breve episodio nevoso fu segnalato anche dal Dott. Caroselli nella sua trasmissione “Che tempo fa”. Queste le sue testuali parole: “…nel pomeriggio qualche debole nevicata tra la Liguria e l’Alta Toscana…”.

Il giorno dopo, lunedì 4, il cielo si presenta ancora nuvoloso ed in serata si alza violenta la tramontana. La temperatura diminuisce, ma non so di preciso a quali valori siamo arrivati. Stesso copione nei giorni 5 e 6: il cielo è stato sempre tra il grigio ed il bianco, con un vento costante da NE che tagliava il viso. Ed ecco arrivare il mitico giorno.

GIOVEDI’ 7 FEBBRAIO
Mi alzai in fretta e furia per vedere le previsioni ad Unomattina. C’era di turno il Col. Giancarlo Bonelli quella mattina e, proprio nel momento in cui accesi la televisione, stava per far vedere le temperature minime della notte. Rimasi colpito dai -4 °C di Genova. Quando passò al quadro della previsione, vidi il Nord Italia costellato di fiocchi ed in Liguria l’asterisco era affiancato anche da una goccia d’acqua.

Il Col. Bonelli affermò che in riviera la neve si sarebbe trasformata in pioggia durante la giornata. Feci colazione controvoglia, quella mattina, un po’ perchè le previsioni non erano come speravo, un po’ perchè nel cielo si facevano strada ampie schiarite.
Sono uscito da casa prima del solito: volevo fare un giro di perlustrazione ai giardini pubblici per vedere se la vasca dei pesci rossi era ghiacciata. Arrivato sul posto, notai una lastra di ghiaccio spessa almeno un centimetro e l’effetto galaverna sugli arbusti provocata dagli spruzzi della fontana portati dal vento gelido.

La temperatura era ideale per una nevicata, ma stava sorgendo il sole. Entro a scuola alle 8 ed a sudovest sorge oltre al sole anche la speranza: cumuli sparsi guadagnano velocemente tutto il cielo e tempo mezzora esso assume un colore grigiastro, poi bianco caliginoso. Il vento si era parzialmente calmato, anche se la tramontana continuava a piegare le cime degli alberi con una certa costanza. Poi d’improvviso la quiete: tutto è immobile come se si dovesse aspettare qualcosa o qualcuno. L’atmosfera è veramente surreale.

Sono le 8:45 ed il valzer dei fiocchi ha inizio. La visibilità si riduce ad un centinaio di metri, il vento torna a soffiare ad intermittenza facendo volteggiare i fiocchi e facendoli depositare specie sulle zone esposte alla gelida tramontana. Tutta la mattina continua così, passata alle finestre ad ammirare la candida neve, mentre le spiegazioni dei professori sono solo parole al vento. Prendono anche provvedimenti, minacciano note e compiti di punizione se non la finiamo di stare con il naso appiccicato al vetro, ma nessuno sta ad ascoltare.

Alle ore 11 dovrebbe esserci l’ora di Italiano ma la professoressa, per il timore di rimanere bloccata per strada con l’automobile, decide di ritornare a casa senza fare lezione.
Pensiamo di uscire con qualche ora d’anticipo, invece veniamo accorpati ad un’altra classe che sta seguendo per modo di dire una lezione di Educazione Tecnica. Anche qui minacce di note e tavole di disegno per punizione, ma nessuno ascolta. Il professore allora interviene drasticamente e fa chiudere tutte le tende dell’aula dicendo con tono sicuro che la neve non averebbe attaccato. (E come no! C’erano gia 6/7 cm sul fondo stradale!).

Al suono della campanella c’era mia madre ad aspettarmi fuori dalla scuola, con tanto di berretto, sciarpa ed ombrello. Arrivai a casa in tutta fretta e non riuscii ad ammirare la Dama Bianca come avrei voluto. Pranzai velocemente perchè avevo il rientro pomeridiano: due ore di Educazione Artistica ed una di Matematica sarebbero passate in fretta. E poi era l’unico modo per vedere la neve, visto che mia madre non mi avrebbe fatto uscire se fossi rimasto a casa. Alle cinque sono di nuovo fuori e la neve, dal mattino, continua a cadere senza sosta.

Ormai tutto il paese e ovattato e candido, assumendo anche le sembianze di un fiordo norvegese vista l’orografia del territorio. Anche sulle strade il manto nevoso è intatto, solo qualche impronta di scarpe sui marciapiedi: le mie scarpe! Verso sera la nevicata si attenua ed i fiocchi diventano sempre più radi fino a cessare. La sera è la volta del Dott. Caroselli che parla delle nevicate che hanno interessato il Nord Italia. Nel mostrare il quadro delle massime si sofferma in modo particolare su Genova e sui suoi -4 °C rimasti una costante per tutto il giorno.

Ma le previsioni per l’indomani danno purtroppo temperature in aumento e cielo nuvoloso, ma senza precipitazioni. Il giorno dopo mi alzo verso le 6, giusto il tempo di ammirare gli ultimi fiocchi sotto il lampione, poi un lungo arrivederci. La neve si scioglie nell’arco di 24 ore ed il giorno dopo, sabato 9, quei pochi mucchi che rimangono sono cancellati del tutto dalla pioggia. Arriva lo scirocco e con lui la certezza che la Dama Bianca sarà per molto tempo solo un piacevole ricordo.
FEBBRAIO 1991 – FEBBRAIO 2001 : LA LUNGA ATTESA CONTINUA…
Autore : Andrea Corigliano