Cosa danneggia di più i ghiacciai?
Alcune considerazioni utili a comprendere l'arretramento della massa glaciale.

Dal 1980 ad oggi per la regione alpina è cominciato un periodo caldo e spesso anche avaro di nevicate, che ha fortemente penalizzato i ghiacciai.
Il pendio sudalpino è anche soggetto ad una importante erosione del manto nevoso da parte del vento da nord, soprattutto in condizioni di bassa temperatura.
La neve si accumula efficacemente solo in caso di rialzo termico moderato prima e dopo l’evento precipitativo e in assenza di venti turbolenti.
A pesare probabilmente due fattori: da un lato le scarse precipitazioni, dall’altro una modifica delle caratteristiche del cristallo nevoso residuo, tale da risultare più vulnerabile alle sollecitazioni climatiche.
In ogni caso incide molto nel bilancio di massa la lunghezza della fase di ablazione, cioè di ritiro che una volta partiva a fine giugno e finiva a settembre, oggi può anche partire a metà maggio e finire ad ottobre.
A determinare la conclusione della fase di ablazione non è solo la temperatura quanto una nevicata anche di pochi centimetri fin sotto i 2500m che, con il suo effetto albedo, plachi l’arretramento e consenta al ghiaccio di conservarsi meglio.
In conclusione servirebbe un trend nevoso importante di 4-5 anni, un significativo calo termico per attenuare il ritiro e sperare in una inversione di rotta, ma non dimentichiamo il vento; la frequenza con cui si manifesta dai quadranti settentrionali resta un dato preoccupante.
Autore : Report redazione
