CLIMA ARTICO: quanto è cambiato finora? (I parte)
Dappertutto si parla di cambio climatico in atto o presunto e MeteoLive cerca di offrire ai propri lettori il quadro più completo possibile sul panorama di dati e di punti di vista presente nel mondo scientifico. Quest'oggi siamo andati ad analizzare alcuni rapporti stilati dagli studiosi degli 8 Paesi confinanti con la regione artica: Canada, Danimarca (Groenlandia), Islanda, Norvegia, Svezia, Finlandia, Russia, USA (Alaska).

Perché proprio il clima artico? Perché è il motore, il perno del clima dell’emisfero nord. Se l’artico è in buona salute gli inverni e gli autunni sono più regolari e d’estate mantiene la forza necessaria per respingere gli attacchi dell’alta pressione subtropicale. La buona salute dell’artico passa anche per la Corrente del Golfo e per le presunte modifiche dovute all’effetto serra di natura industriale.
Quanto è cambiato finora il clima della regione artica?
Gli studi condotti sui profondi carotaggi dei ghiacci groenlandesi e canadesi, arricchiti dai dati registrati negli ultimi anni, hanno senz’altro mostrato nell’ultimo secolo una tendenza termica al rialzo con una riduzione dello spessore dei ghiacciai stimabile fra il 15 e il 30%.
Esistono delle variazioni regionali dovute ai venti e alle correnti oceaniche con locali riscaldamenti o raffreddamenti anomali, tuttavia la tendenza generale è al riscaldamento. In Alaska e nel Canada occidentale le temperature invernali crescono più rapidamente di quelle estive, mostrando una media di 3-4°C superiore rispetto a quella di 50 anni fa.
Le precipitazioni sono aumentate di circa l’8% negli ultimi 100 anni, sebbene la difficoltà delle osservazioni e la scarsità di dati in certe regioni limitino l’attendibilità di questo dato. È stato inoltre osservato un aumento delle precipitazioni di tipo “pioggia” nel semestre freddo. Ad esempio nell’ovest della Russia le situazioni di piogge sopra uno strato di neve sono cresciute del 50% negli ultimi 50 anni.
Aumenti della temperatura media dell’artico si sono registrati anche nei secoli e nei millenni passati, ma sono sempre stati di breve durata e seguiti da improvvisi raffreddamenti. Nell’ultimo secolo la tendenza è stata di un costante rialzo. Alcuni ricercatori sostengono che insieme ai ghiacci secolari in scioglimento potrebbero liberarsi nell’aria anche batteri e virus molto antichi, ritenuti ormai estinti.
A cosa è dovuto questo riscaldamento?
Secondo i ricercatori le cause sono sia naturali che umane.
Tra i fattori naturali vanno sicuramente annoverati la variazione delle emissioni radiative del sole, le eruzioni vulcaniche, le interazioni fra atmosfera e oceano con le oscillazioni cicliche (sono note ad esempio l’Oscillazione Artica, l’Oscillazione Pacifica decennale, e la nostrana NAO o oscillazione nordatlantica). Tutti questi fattori possono influenzare e modificare la traiettoria e l’intensità dei sistemi nuvolosi, nonché la circolazione in quota, le precipitazioni e l’estensione dei ghiacci.
Per i fattori umani sono sempre sotto accusa i gas serra immessi attraverso le attività industriali, secondo diversi scienziati responsabili dell’accelerazione di alcuni cicli naturali.
Cosa è cambiato nei ghiacci che ricoprono il mare?
Uno degli aspetti che maggiormente interagisce col clima artico è sicuramente la presenza e lo spessore dei ghiacci marini. Per questa regione sono considerati un fattore chiave, un indicatore del cambiamento climatico che influenza la riflessione delle radiazioni solari, la nuvolosità, l’umidità, gli scambi di calore con la superficie dell’oceano e le correnti marine stesse. Cambiamenti significativi su iceberg e ghiacci marini possono avere enormi risvolti sul clima e di conseguenza pesanti impatti ambientali, economici e politici.
Negli ultimi 30 anni, l’estensione dei ghiacci del Mar Glaciale Artico è diminuita del 9% o, se preferite, di una superficie di circa 1 milione di km quadrati, un’estensione pari a Norvegia, Svezia e Danimarca messe insieme. In estate la diminuzione è stata più drastica e si aggira intorno al 15-20%. I mesi di settembre 2002 e 2003 hanno fatto registrare un minimo storico in tal senso.
Il ghiaccio marino è anche divenuto più sottile negli ultimi decenni con una riduzione nello spessore medio del 10-15% ma anche con punte del 40% in alcune aree.
Se queste tendenze proseguissero anche in futuro, cosa dovremo aspettarci dal clima? Ce ne occuperemo nella seconda parte della nostra indagine.
Autore : Simone Maio
