18:12 6 Febbraio 2026

Maltempo più invernale da San Valentino con NEVE a quote basse

Possibile flusso atlantico più ondulato dal 14 febbraio: aria artica marittima, calo termico e neve a quote sempre più basse.

Maltempo più invernale da San Valentino con NEVE a quote basse

A partire dal 14 febbraio lo scenario atmosferico sull’Europa e sul Mediterraneo potrebbe cambiare in modo significativo. Dopo un lungo periodo dominato da correnti piuttosto miti e occidentali, i modelli iniziano a mostrare segnali più convincenti di una maggiore ondulazione del flusso atlantico, con l’ingresso di depressioni più incisive e capaci di richiamare verso l’Italia aria fredda di matrice polare e a tratti artica marittima. Lo vediamo in questa mappa prevista proprio per San Valentino dal modello GFS su base grafica Meteociel:

Si tratta di un’evoluzione che, pur non ancora pienamente condivisa dalla media degli scenari, appare ormai come un segnale ricorrente nelle simulazioni: un possibile disturbo al vortice polare, sufficiente a favorire un temporaneo assetto più invernale nella seconda decade del mese.
Ecco la media degli scenari del modello GFS per metà febbraio, dove si nota ancora qualche passaggio perturbato sull’Italia, sia pure con un anticiclone più deciso a conquistare la scena:

Cosa potrebbe accadere dal 14 febbraio

Aria più fredda in arrivo

Le correnti artiche marittime, se confermate, porterebbero un calo termico sensibile su gran parte del Paese. Non si tratterebbe di un’irruzione gelida continentale, ma di un raffreddamento comunque efficace nel riportare valori più consoni alla stagione.

Limite delle nevicate in forte calo

L’ingresso di aria più fredda in un contesto perturbato favorirebbe:

  • Nevicate sulle Alpi, con quota in discesa fino a quote collinari
  • Nevicate sugli Appennini, con limite in calo fino a 700–900 metri, ma con possibili episodi a quote prossime alla pianura in caso di rovesci intensi o nelle aree più esposte ai rientri freddi da nord.

Non si può escludere dunque, in caso di configurazione più marcata, qualche episodio nevoso a bassa quota, localmente anche in pianura su alcune regioni del Centro-Nord, come si vede da questa mappa, pur un po’ estrema, relativa alla sommatoria delle precipitazioni nevose previste dal modello ECMWF per il 18 febbraio su base grafica Meteociel:

Guardate quanta neve cadrebbe su Alpi occidentali specie vicino ai confini esteri, in Appennino e ci sarebbero spruzzate anche su alcune zone pianeggianti.

Un segnale di disturbo al vortice polare

Da diversi giorni i modelli mostrano una maggiore ondulazione delle correnti in quota a partire dal 14 febbraio. Questo tipo di configurazione è spesso indice di un indebolimento parziale del vortice polare, che permette alle masse d’aria fredde di scendere più facilmente verso le medie latitudini.

Non si tratta di un evento estremo, ma di un possibile cambio di passo rispetto alla fase perturbata piuttosto mite che abbiamo vissuto dal 20 gennaio e che vivremo sino al 12 febbraio.

Verso un finale di stagione più movimentato

Se la tendenza venisse confermata, la seconda metà di febbraio potrebbe proporre:

  • sbalzi termici più marcati,
  • fasi perturbate più frequenti,
  • episodi di freddo moderato,
  • nevicate a quote più consone alla stagione.

Un finale d’inverno dunque più dinamico, anche se non necessariamente rigido.

ATTENDIBILITA’:
al momento le possibilità di una maggiore ondulazione delle correnti atlantiche ha discrete probabilità di manifestarsi dal 14 febbraio in poi (60%).
Le conseguenze a livello nevoso potrebbero esserci ma al momento non superano un 40% di attendibilità.
Così come non è da sottovalutare una maggiore ingerenza dell’anticiclone subtropicale che potrebbe in parte stoppare questo inserimento di correnti perturbate più fredde (40%).

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