Esiste davvero una rottura stagionale?
Con i temporali di fine agosto l'estate assume caratteristiche progressivamente diverse.

Una volta era la burrasca di mezz’agosto a decretare il giro di boa della stagione climatica estiva. Oggi si parla ancora di rottura stagionale? Per diversi anni la regoletta, del tutto empirica, pareva essere finita nel cassetto dei ricordi, mentre ultimamente pare aver trovato una certa rivalutazione.
In realtà la cosiddetta rottura stagionale affonda le radici nella sinottica generale; quando le temperature alle alte latitudini iniziano a calare, i contrasti con i settori temperati e tropicali, ancora decisamente "accaldati", si fanno via via più accesi. L’aumentato gradiente meridionale di temperatura pone in essere le condizioni favorevoli allo sviluppo di sistemi frontali sulla Mitteleuropa.
Le ondulazioni depressionarie che vi si accompagnano tendono progressivamente ad amplificarsi lungo i meridiani, fino a coinvolgere anche le latitudini temperate (leggi Italia), dove innescano i primi temporali. Ecco che le masse d’aria calda accumulatesi durante la fase centrale dell’estate subiscono i primi attacchi e ridimensionamenti.
Noi parliamo di rottura stagionale. L’estate d’altra parte perde il suo smalto caliente e prosegure con caratteristiche più pacate e gradevoli. Siamo nell’ultima decade di agosto e ci si avvia verso il gran finale, che ci porterà al cospetto della celebre e rinomata "piccola estate settembrina".
Autore : Luca Angelini
